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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia

domenica, 15 giugno 2008
Prima fichi poi maiali

Io ero fermo a FIGS, un acronimo per French, Italian, German e Spanish, le quattro principali lingue (nonché i quattro principali mercati) in Europa in cui localizzare software e tradurre il materiale accessorio. Faceva figo essere uno dei fichi (mi ricorda l'espressione "i meglio fichi del bigoncio"), sullo stesso livello di Germania e Francia.

Ora invece siamo stati retrocessi a PIGS, mnemonico acronimo che indica Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, che sarebbero il contraltare negativo all'europea dei BRICs, cioè Brasile, Russia, India e Cina, i paesi in più rapida crescita al mondo. Noi pigs abbiamo un alto debito pubblico, riformiamo poco, non siamo virtuosi e freniamo la crescita europea. Ce lo fanno gentilmente notare l'Economist, il Times e il Telegraph.

Postato da: nicpoeta, 15/06/2008 12:29 | link | commenti (1)
semanticamente, dizionari visionari

lunedì, 02 giugno 2008
Fix It Again Tony

Negli Stati Uniti le Fiat erano considerate così inaffidabili che per alcuni l'acronimo stava per "Fix It Again Tony", riparala ancora Tony. Ma la nuova 500 ha conquistato critici americani e inglesi a un livello che non credevo possibile. Nick Kurczewski sul blog automobilistico del New York Times dice:

Bright red, with checkered flag decals on each side, my Fiat 500 turned heads and drew crowds as if it were some testosterone-laced, hairy-chested Italian sports car. Parked outside my apartment, it took only a couple of minutes before locals and curious tourists had their fingers on the fenders and noses pressed against the windows.

Martin Love sull'Observer:

Sit in it and your mind wonders to espressos, sunglasses, polo necks and illicit escapades. How many other cars gain you an immediate round of applause when you park outside a café? (...)The 500 is the 2008 International Car of the Year and has already garnered enough gongs to fill its surprisingly roomy boot. It's had buyers swooning across Europe since its launch last year - and now that it is finally available in this country, the feisty Fiat is setting hearts aflutter quicker than doing star jumps in a sauna.

Sempre in tema di Fiat all'estero, qualche settimana fa il comico Jerry Seinfeld ha avuto un incidente con la sua FIAT BTM del 67. Fiat BTM? Che diavolo è? si chiedono un po' tutti. Qualcuno pensa a una Fiat Dino disegnata da Bertone. Sarebbe una pubblicità quasi postuma, per il carrozziere torinese.

Postato da: nicpoeta, 02/06/2008 14:05 | link | commenti
riletture, dizionari visionari

sabato, 31 maggio 2008
Spelling bee e nuovi americani

A distanza di due anni torniamo a parlare del National Spelling Bee. Quest'anno la gara di spelling è stata vinta dal tredicenne Sameer Mishra che nel video azzecca in extremis lo spelling di numnah. (Durante la gara ha incredibilmente sbagliato sudation, ma ha indovinato taleggio.)

La finale è stata trasmessa dall'ABC in prime time (l'emittente e l'orario di Lost, per dire). Piuttosto interessante l'elenco dei finalisti, che comprende, oltre al vincitore, Sidharth Chand, Samia Nawaz, Kavya Shivashankar, Catherine "Cat" Cojocaru, Jahnavi Iyer, Kyle Mou e Justin Song. Saranno più tranquilli coloro vogliono imporre l'inglese per legge o si preoccupano della sua deriva, visto che i nuovi americani sono migliori spellers dei vecchi?

Postato da: poetaselvaggio, 31/05/2008 20:32 | link | commenti (1)
dizionari visionari

domenica, 18 maggio 2008
Quelli che non si scioglie la tab

Con Diego e sua moglie ci incontriamo una o due volte l'anno. L'ultima volta abbiamo visto My Blueberry Nights. Diego l'aveva già visto, ma voleva rivedere la scena in cui Rachel Weisz entra nel bar, che secondo lui vale l'intero film (anche secondo me).

Prima del film si parla di varie cose, ma chissà come il dialogo finisce sulle lavastoviglie. Sì, anche a noi ogni tanto non si scioglie la tab. Ora siamo passati al detersivo in polvere, ma a volte lascia aloni sulle stoviglie. Sì, abbiamo provato a cambiare programma di lavaggio, ma gli aloni rimangono. Provate con il detersivo liquido.

A cena, a parte i diversi tifi calcistici, si scopre che guardiamo gli stessi programmi in tv (che ci piace la stessa musica lo sapevamo già), e mangiamo anche gli stessi cereali. Perfino alcuni problemi fisici sono gli stessi.

Siamo un segmento sociale definito, un target commerciale di tutto rispetto. Il dubbio è: siamo amici perché ci piacciono le stesse cose, o siamo stati esposti alle stesse cose e non possiamo che essere amici? Siamo un'entità autodeterminata o hanno fatto in modo che fossimo così?

Che scegliamo frequentazioni e amori in base a interessi e background comuni non è una gran novità (birds of a feather flock together, dico gli inglesi), ma ultimamente circola una parola non nuova, ma che si applica ai rapporti sociali: homophily (per il momento "omofilia" in italiano significa altro). Ne parla Ethan Zuckerman in un articolo pubblicato da Internazionale la scorsa settimana. La parola esprime l'idea che ogni simile ama i suoi simili, e che tendiamo a circondarci di persone con il nostro stesso bagaglio culturale, economico e religioso. Insomma, tutti quelli che conosciamo la pensano come noi.

Secondo alcuni Internet è una fonte di homophily e può renderci tutti più stupidi. Siti Web come digg o librarything e i sistemi che si basano un un network fanno della homophily una filosofia e del filtraggio collaborativo una pratica: ci chiedono quali argomenti ci interessano maggiormente, trovano altre persone che hanno gli stessi gusti e ci consigliano i loro argomenti preferiti.

Per Zuckerman la homophily è un rischio, parlando solo con persone che la pensano come noi indeboliamo la nostra capacità di analisi: nel 2004 rimase così sconcertato dai risultati delle presidenziali americane che invitò qualche repubblicano a bere una birra con lui per spiegargli le sue idee (solo uno accettò). Per ampliare l'universo informativo la homophily non funziona, e in Internet come nella vita dovremmo imbatterci in informazioni meno pertinenti ma più interessanti (serendipità).

Ah, abbiamo anche un problema con il frigorifero.

Postato da: nicpoeta, 18/05/2008 16:42 | link | commenti
semanticamente, dizionari visionari

lunedì, 03 marzo 2008
Il Conzorcio del Parmesan

La Corte di giustizia europea ha stabilito che solo i formaggi recanti la denominazione d'origine protetta (Dop) "Parmigiano Reggiano" possono essere venduti con la denominazione Parmesan. Il Parmigiano, in quanto DOP, gode di tutela contro qualsiasi "usurpazione, imitazione o evocazione".

Ritenendo che la Germania non tutelasse a sufficienza la Dop "Parmigiano Reggiano", la Commissione europea ha avviato un procedimento per inadempimento; secondo la Commissione il termine "Parmesan" è la traduzione della Dop "Parmigiano Reggiano", per cui ha richiesto alle autorità tedesche di intervenire d'ufficio per bloccare la commercializzazione dei prodotti venduti con la denominazione "Parmesan" ma non conformi al disciplinare della Dop "Parmigiano Reggiano". Il governo tedesco si è difeso sostenendo che Parmesan è invece un termine generico che si riferisce a un formaggio da grattugiare o grattugiato.

Tuttavia, i giudici di Lussemburgo hanno respinto il ricorso della Commissione, asserendo che "nell'ordinamento tedesco sono presenti gli strumenti adeguati a garantire la tutela sia degli interessi dei produttori sia di quelli dei consumatori". Quindi, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, non spetta alle autorità tedesche sanzionare l'imitazione del nostro formaggio, ma "gli organi di controllo cui incombe l'obbligo di assicurare il rispetto delle Dop sono quelli dello Stato membro da cui proviene la Dop", in questo caso l'Italia.

Questi a grandi linee i fatti, ora le considerazioni. La prima riguarda l'informazione e il punto di vista da cui proviene. Per Repubblica è una vittoria dell'Italia, tanto da affermare "l'Europa dà ragione all'Italia". Per la BBC si tratta sostanzialmente una vittoria della Germania: non è colpa dei tedeschi se sono in commercio tanti Parmesan che non sono parmigiani, anche se conferma che: It said only the authentic product bearing the name "Parmigiano Reggiano" could be sold under the name Parmesan.

La seconda considerazione è linguistica. Hanno ragione i tedeschi quando sostengono che Parmesan è un termine ormai generico? Probabilmente sì: in varie lingue dizionari autorevoli descrivono il Parmesan con definizioni del tipo:

sehr fester, vollfetter italienischer [Reib]käse (Duden)

a very hard dry sharply flavored cheese that is sold grated or in wedges (Webster)

a hard, dry cheese used in grated form, especially on Italian dishes (Oxford)

relegando la parmigianità all'etimologia. In diversi paesi il Parmesan è un qualsiasi tipo di formaggio da grattugiare. Se ci pensate, una sorte linguistica simile e a parti inverse è toccata in Italia all'emmental, diventato minuscolo e senza th. I lessicografi dovranno perciò aggiungere un definizione più specifica (mah). Senza contare che pure in Italia "parmigiano" può avere il senso di formaggio da grattugiare tipo Parmigiano Reggiano.

Ma che le speranze di un uso corretto del nome caseario siano linguisticamente scarse lo dimostra il redattore del Financial Times on line che si lancia in un "Conzorcio Formaggio Parmigiano-Reggiano" - peraltro confermando che la sciatteria on-line non è prerogativa dei giornali italiani.

Postato da: nicpoeta, 03/03/2008 19:35 | link | commenti (1)
dizionari visionari, intraduzioni

martedì, 12 febbraio 2008
Dal monokini al monoennio

Si sa che il bi- in bikini non vuole dire "due, doppio", perché Bikini è il nome di un atollo nel Pacifico dove vennero eseguiti degli esperimenti nucleari negli anni '40 (Various explanations for the name have been suggested, none convincingly, the best being an analogy of the explosive force of the bomb and the impact of the bathing suit style on men's libidos, suggerisce l'Online Etyomology Dictionary). Ciononostante il bi- viene interpretato come "due" ("due pezzi" è il sinonimo italiano), per cui alla pseudo radice -kini vengono aggiunti altri prefissi: monokini e perfino trikini.

Qualcosa di non dissimile deve avere pensato chi ha coniato il fondamentale termine monoennio (quasi 7000 risultati in Google, anche sul sito della Ministero della Pubblica Istruzione). Come dice la parola stessa, il monoennio è un biennio tagliato in due. Ma il biennio non era il doppio di un anno? Che differenza c'è tra anno e monoennio?

Il monoennio è un miniciclo didattico/formativo, può essere un primo anno che precede i bienni successivi, può essere l'anno finale di un percorso triennale o un modulo di orientamento. La riforma Moratti prevedeva per le elementari (ops, scuole primarie) periodi didattici formati da un monoennio e due bienni, per le medie (ri-ops, secondarie di primo grado) un biennio e un monoennio finale a carattere orientativo.

Ecco, la ri-modulazione dei percorsi didattici ha portato alla necessaria invenzione del monoennio. Anno era troppo ambiguo e allo stesso tempo quasi banale nella sua nuda semplicità. E ovviamente un triennio è la somma di un biennio e un monoennio, un quinquennio di un quadrienno (bienno + bienno) e un monoennio e così contando.

Che dirà il burocrate appassionato di monoismi quando scoprirà che il monòmane non è il singolare del bìmane?

Postato da: poetaselvaggio, 12/02/2008 20:50 | link | commenti
semanticamente, dizionari visionari

martedì, 08 gennaio 2008
Ho cannato il mutuo

Subprime. È questa la parola dell'anno per l'American Dialect Society. È un aggettivo che si riferisce a mutui, prestiti o investimenti con particolari caratteristiche di rischio. Nel caso dei mutui subprime, quelli che ci hanno fatto scoprire in Italia la parola l'anno scorso, si tratta di mutui concessi a soggetti che offrono scarse garanzie. Deriva dall'aggettivo prime, ottimo, di prima scelta, qualità o categoria.

Anche da noi il termine ha fatto furore durante l'estate - non c'era mezzo di informazione che non parlasse di derivati, subprime, credit crunch (chi volesse farsi un'idea: Lavoce.info) - tanto da entrare di diritto in quella cerchia di tecnicismi (in questo caso addirittura un prestito) che diventano di dominio pubblico per un certo periodo. Ricordo che durante l'alluvione del '94 nel Piemonte meridionale eravamo tutti esperti di "zone golenali".

Qualcuno sostiene che subprime si sta diffondendo come verbo, nel senso mettersi nei guai sperando poi che qualcuno ti aiuti, come in I subprimed my algebra test. Ai miei tempi avrei detto "Ho cannato la prova di matematica", magari sperando di alzare la media con l'orale (illuso...).

Postato da: nicpoeta, 08/01/2008 20:50 | link | commenti
dizionari visionari

domenica, 06 gennaio 2008
L'inferno dei chimici, e dei traduttori

Una storiella che gira da diversi anni:

The following is an actual question given on a University of Washington University chemistry mid-term Exam paper:

"Is Hell exothermic (gives off heat) or endothermic (absorbs heat)? Support your answer with a proof."

Most of the students wrote proofs of their beliefs using Boyle's Law (gas cools off when it expands and heats up when it is compressed) or some variant.

One student, however, wrote the following:

First, we need to know how the mass of Hell is changing in time. So, we need to know the rate that souls are moving into Hell and the rate they are leaving. I think that we can safely assume that once a soul gets to Hell, it will not leave. Therefore, no souls are leaving. As for how many souls are entering Hell, let's look at the different religions that exist in the world today. Some of these religions state that if you are not a member of their religion, you will go to Hell. Since there are more than one of these religions and since people do not belong to more than one religion, we can project that most people and their souls go to Hell. With birth and death rates as they are, we can expect the number of souls in Hell to increase exponentially.

Now, we look at the rate of change of the volume in Hell because Boyle's Law states that in order for the temperature and pressure in Hell to stay the same, the volume of Hell has to expand as souls are added.

This gives two possibilities.

(1) If Hell is expanding at a slower rate than the rate at which souls enter Hell, then the temperature and pressure in Hell will increase until all Hell breaks loose.

(2) Of course, if Hell is expanding at a rate faster than the increase of souls in Hell, then the temperature and pressure will drop until Hell freezes over.

So which is it?

If we accept the postulate given to me by Ms. Therese Banyan during my Freshman year that "It will be a cold night in Hell before I sleep with you" - and take into account the fact that I still have not succeeded in having sexual relations with her, then (2) cannot be true, and thus I am sure that Hell is exothermic.

The student got the only A.

Snopes rintraccia le origini della storia indicandone alcune varianti. A parte le questioni chimico-fisiche (e anche religiose, visto che si suppone che le anime abbiano massa), quello che è linguisticamente interessante è l'uso di espressioni idiomatiche contenenti hell: untill all Hell breaks loose, until Hell freezes over, it will be a cold night in hell; letteralmente le ultime due fanno riferimento alla temperatura. La lingua inglese è ricca di espressioni idiomatiche contenenti hell, ad esempio nel Collins Cobuild Dictionary of Idioms ne conto ben 32 (solo due con heaven), e il mio preferito è like a bat out of hell. Potrebbe essere una traduzione d'inferno per chi volesse cimentarsi.

Postato da: nicpoeta, 06/01/2008 17:22 | link | commenti
semanticamente, dizionari visionari, intraduzioni

mercoledì, 19 dicembre 2007
L'abatino, ovvero l'invenzione del linguaggio sportivo

Alcuni forse ricorderanno la parola abatino, usata da Gianni Brera per descrivere Gianni Rivera e ora attestata dai dizionari nel senso sportivo. A quindici anni dalla morte di Brera, Gigi Garanzini ha dedicato la trasmissione radiofonica A tempo di sport di oggi al celebre giornalista lombardo. Alcune delle interviste che ci vengono fatte ascoltare vertono sulla lingua e sul linguaggio sportivo, sul rapporto tra italiano e dialetto, lingua alta e bassa. Interessante (e per me per certi versi stupefacente) è apprendere quanto Brera abbia contribuito al linguaggio calcistico italiano inventando nuovi termini. Ecco alcuni passi significativi:

Mai come negli ultimi quarant'anni si è scritto italiano bene, cioè si è riportata la lingua su un piano più fluido, più necessario, più aderente alla realtà. Lo sport ha aggiunto ancora qualche cosa, mutuando a sua volta però espressioni sia al gergo proprio militare sia a quello corrente. [...]

Pretattica l'ho usato in un titolo una quindicina di anni fa... centrocampista l'ho usato su una rivista prima scrivendolo col trattino poi unendolo tutto, adesso lo usano... Ho già detto qualcosa di simile per gli scrittori americani che si servivano dello slang come noi ci serviamo del dialetto: a un certo punto gli imitatori costringevano questi, che avevano iniziato, a esasperare il linguaggio e l'uso di questo linguaggio per non confondersi con gli altri. Allora io ho incominciato un libro di football intitolato Il calcio è geometria e scritto il primo capitolo l'ho riletto, e l'ultimo dei cronisti milanesi si serviva esattamente di tutto quello che io usavo per cui mi sono sentito cadere le braccia e anche i coglioni.

A Brera si devono termini quali cursore, forcing, goleador, libero, melina (preso dal basket), palla gol e rifinitura.

Postato da: nicpoeta, 19/12/2007 21:50 | link | commenti (1)
semanticamente, dizionari visionari

venerdì, 16 novembre 2007
The Montatori Effect

Sull'OUPblog Benjamin Zimmer mette in guardia gli utenti dei programmi di videoscrittura dal Cupertino Effect. In passato alcuni vecchi correttori ortografici contenevano nelle loro liste di parole il termine co-operation ma non cooperation; quando si scriveva cooperation il correttore ortografico lo segnalava come errore e dava come primo suggerimento Cupertino, col risultato di diffondere la località californiana nei contesti più improbabili come documenti dell'Unione europea e dell'ONU. Per quanto i tecnici studino correttori ortografici sempre più precisi (anche contestuali), i cupertinismi si rigenerano, per comparire quando meno te l'aspetti, come quei refusi che si fanno vedere solo quando il libro è sugli scaffali delle librerie.

Qualcosa di simile al Cupertino Effect mi succedeva qualche anno fa quando diligentemente aggiornavo il mio CV: alla parola Mondadori (Bruno) lo spellcheck si fermava e suggeriva Montatori, ben più infido e ironico di cupertino-cooperation. Ora invece, a distanza di qualche anno, lo spellie di Word propone Mondatori, Fondatori e solo terzo Montatori.

Concludo con un trucco per il correttore ortografico di Word che non tutti conoscono: come fare a ricontrollare un documento che è già stato sottoposto a controllo ortografico, e ogni volta che riproviamo ci viene detto "The spelling and grammar check is complete/Controllo ortografia completato"? Così: Strumenti > Opzioni > Ortografia e grammatica > Ricontrolla documento.

Postato da: nicpoeta, 16/11/2007 19:16 | link | commenti (1)
riletture, dizionari visionari