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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
C’è un grande bibliotecario? Secondo me sì e mi perseguita.
I primi dubbi mi assalirono quando frequentavo la biblioteca di Asti. Qualcuno si divertiva a spostare i libri dalla loro giusta collocazione. Pensavo che si trattasse dell’imperizia di qualche nuovo arrivato. Ora che frequento la biblioteca Carluccio di Torino, la verità mi è apparsa in tutta la sua drammaticità.
Appena entrati ci si imbatte in una generica divisione “Narrativa” che mette tutto insieme, senza dividere per paesi i narratori, e questo provoca strani accoppiamenti: Joyce si trova di fianco a Jocelyn, Angelino dalle parti di Auster. Certo, mi ci sono abituato, ma un paio di stanze più in là, al di là degli scaffali dei romanzi rosa e delle scienze pure, c’è la stanza della letteratura. Chi decide che cos’è letteratura e cosa narrativa? Dickens e Dostoevskij sono narrativa, Irvine Welsh letteratura. Un utente esperto una volta mi spiegò che la letteratura contiene testi in lingua originale o i “classici”, mentre la narrativa è tutta in italiano e contiene i testi più commerciali.
L’ultima volta che sono andato in biblioteca il grande bibliotecario aveva colpito ancora. Subito mi accorsi che Perissinotto era nella B, tra Bacchelli e Bouvais (De). Il grande bibliotecario è il mio nemico giurato, mi controlla e io controllo lui, io rimetto a posto personalmente i libri che non si trovano nella collocazione corretta e lui li risposta. Di solito mi aggiro tra gli scaffali, trascorro ore a guardare quelli in basso, perché penso che, come al supermercato, i libri più commerciali o che lui desidera che vengano presi in prestito sono sempre messi all’altezza delle spalle, facili da individuare e da prendere. Allora io guardo negli scaffali più in basso, quelli quasi appoggiati a terra, dove è più difficile cogliere la strategia del grande bibliotecario. Perché secondo me il grande bibliotecario ha una strategia, forse vuole comunicarmi qualcosa spostando i libri. Quel giorno avevo trovato fuori posto: Perissinotto, Venturi (Maria), e le Novelle Esemplari di Cervantes. Non poteva essere un caso che le Novelle esemplari fossero spostate per ultime. Presi il volume dello scrittore spagnolo, nascosto tra due romanzi di McEwan, nell’ultimo scaffale tra il corridoio e la finestra. Strana posizione, troppo facilmente rintracciabile, soprattutto da me, che di McEwan sono un appassionato, e questo non era un segreto per il bibliotecario che anzi metteva i libri proprio sugli scaffali che contenevano autori che io non frequentavo.
Forse nel nome degli autori o nei titoli dei libri è nascosta la profezia: verrà il grande bibliotecario e si materializzerà dal nulla. Non ci saranno più collocazioni e generi e la consultazione sarà schiava del caso. E la notte di San Gerolamo il grande bibliotecario apparirà con la sua sacca di libri per i lettori buoni di tutto il mondo, per i lettori che avranno avuto pazienza, e allora io scoprirò la sua identità.
