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mercoledì, 21 giugno 2006
(paper) dictionaries ain’t never gonna die

Lungo e interessante post di Grant Barret dal titolo Language Evolution in the Digital Age, su Open Source e il futuro dei dizionari cartacei e online.

Secondo Barret, il concetto di dizionario non esiste per l’inglese, perché non c’è un canone ufficiale o un’accademia che normi la lingua. Chiunque può fare un dizionario e chiamarlo come preferisce. E proprio perché chiunque può fare un dizionario, il lessicografo non è una professione che richiede attestati o qualifiche. Però quando le persone parlano del Dizionario “use “The Dictionary” to mean “the English language as I know it.””, una sorta di prova inconfutabile dell’esistenza o uso di una parola. Più corretto sarebbe parlare al plurale, “i dizionari”, per indicare l’insieme dei principali dizionari in commercio.

Nell’era dei motori di ricerca e dizionari online, i dizionari cartacei, che per definizione sono lenti, saranno costretti a inseguire? No, sostiene Barret:

folks are still awful at crafting search queries. They misspell them. They phrase them as a question (“what does gleeking mean?”) instead of using special queries (“define:gleek”).

Nonostante l’inondazione di parole nuove – o presunte tali – i dizionari continuano a essere usati, e rappresentano un setaccio critico all’afflusso continuo di neologismi:

The pace of print dictionary change perhaps more accurately mirrors the true pace of language change rather than the perceived pace of language change.

Questo filtro è rappresentato dai redattori, con la loro competenza tecnica e la conoscenza della lingua; ma è lo sforzo sforzo organizzativo comune (editoriale) che dizionari come The Urban Dictionay o Wiktionary non possono vantare (anche perché i dizionari tradizionali si occupano anche di parole poco eccitanti come preposizioni e articoli); spesso nei dizionari online il processo editoriale è confuso e troppe persone lavorano alla stessa voce.

Tuttavia il ruolo di dizionari online come quelli citati è importante, perché se tutti usano e fanno la lingua, tutti possono contribuire, e non è un caso che OED, Merriam-Webster e Collins cerchino di coinvolgere in qualche modo gli utenti. Barret conclude:

Certainly no savvy lexicographer ignores Urban Dictionary. Its visitors might seem like a million chimps trying to hammer out Shakespeare, but among the useless words are gems that do indeed deserve to be on the permanent record. As for Wiktionary, its goals are admirable and it needs only time and persistence to prove its worth.

Il mio riassunto è volutamente incompleto e disorganico, perché ho voluto mettere in evidenza solo alcune parti della lunga analisi; invito pertanto gli interessati a leggere il post originale. Diverse volte ho discusso in pubblico (su Langit) e su questo blog di Wiktionary. Pur apprezzandone la filosofia e lo spirito, ne ho criticato gli aspetti lessicografici: dagli articoli basati sulla forma grafica delle parole (ne avevo parlato qui), a una certa incoerenza nel trattamento di parole appartenenti alle stesse categorie ecc. Forse perché io mi sono sempre appassionato a preposizioni e articoli, cosa che non sembra la priorità dei redattori del dizionario Open Source: si veda il, di e da.

Postato da: nicpoeta, 21/06/2006 21:12 | link | commenti
dizionari visionari


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