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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia

domenica, 23 aprile 2006
La Tav in Val di Susa nella società della conoscenza

Già dal titolo il libro di Antonio G. Calafati Dove sono le ragioni del sì? La “Tav in Val di Susa” nella società della conoscenza, recentemente pubblicato da Seb27, invita il lettore al dubbio e alla lettura critica.

Calafati è docente di Economia Urbana e di Analisi delle Politiche Pubbliche presso la Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche, e il libro nasce da un corso in cui è stato chiesto agli studenti di leggere Il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa alla ricerca delle ragioni del sì alla Tav in Val di Susa. La lettura si è trasformata in una più generale analisi di come i grandi giornali, con i loro editorialisti e giornalisti, affrontano tematiche decisive per lo sviluppo del nostro Paese.

Partendo da un caso concreto, il dibattito sulla Tav all’inizio del dicembre 2005, Calafati estende lo sguardo alla società della conoscenza rappresentata dai giornali:

Come mai in precedenza nella società italiana, sono i grandi quotidiani - non la televisione - a determinare il linguaggio di chi decide. Sono i grandi quotidiani ad avere il potere di interpretare la realtà e far apparire opportune/inopportune molte scelte collettive (pag. 94).

Per Calafati il dibattito sulla Tav, così come emerso dagli editoriali, dai corsivi e dalle dichiarazioni dei politici, non è stato sostanziato da dati e da analisi basati su fatti ma da un’inadeguatezza di fondo. Il dibattito sulla realizzazione della linea ferroviaria Torino - Lione è stato una parodia e dimostra “l’incapacità di condurre una discussione collettiva su un problema complesso”. Se si leggono le analisi degli editorialisti (da Sergio Romano ad Angelo Panebianco, da Lucia Annunziata a Giovanni Valentini, per citare alcuni dei più autorevoli) e le affermazioni dei politici (dal Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso al sindaco di Torino Sergio Chiamparino, a vari politici nazionali - per lo più del centro-sinistra), non si trovano argomentazioni razionali. Tutti sono - commenta Calafati - risolutamente, ostinatamente, inspiegabilmente favorevoli all’opera.

Rimarrà deluso chi, attirato dal titolo del libro e memore del dibattito da cui è scaturito, cercherà dati, approfondimenti tecnici, studi di fattibilità e loro confutazioni. Il libro parte dalla Tav, ma non è un libro sulla Tav. E rimarrà deluso chi, come chi scrive, cercherà uno studio approfondito delle argomentazioni che nel libro sono criticate. Gli articoli da cui muove Calafati sono citati ma non riportati per intero, e l’autore si limita a brevi citazioni fuori dal contesto senza offrire al lettore l’opportunità di un’indagine più dettagliata. Il libro rimane sospeso tra l’urgenza dell’autore di intervenire nel dibattito e la mancanza di tempo e spazio per mettere davanti agli occhi del lettore quei dati, quelle riflessioni che Calafati, in quanto esperto di grandi opere pubbliche, potrebbe proporre. La stessa critica dell’argomentazione dei giornali, della gabbia logica e cognitiva in cui hanno costretto il dibattito, è accennata con strumenti parziali. Succede per esempio quando lo sguardo si sposta dalla specificità della Tav allo scenario complessivo: trasformare l’Italia nella piattaforma logistica dell’Europa.

A chi scrive questo scenario ricorda il framing così come definito da George Lakoff. Un frame è una struttura concettuale composta da metafore, slogan, che impongono una visione del mondo, e l’Italia come piattaforma logistica d’Europa disegna una visione del futuro e indirizza concettualmente il dibattito.

Pur non essendo questo post il luogo per approfondire il concetto di frame, è giusto evidenziare che Calafati porta il lettore a un momento analitico cruciale - dal punto di vista politico, economico, culturale e cognitivo - accennando a un’analisi della struttura dell’argomentazione da cui ci si aspetterebbe di più (dire che si tratta di una “follia” è un giudizio e non un’analisi del modello concettuale); ha il merito di metterci in guardia da “trappole micidiali per il lettore”, dai “labirinti tematici, concettuali e logici” presenti nelle argomentazioni degli editorialisti ma il filo d’Arianna che ci propone, per quanto utile punto di partenza, non è sufficiente per uscire dal modello concettuale che si sta imponendo.

Postato da: nicpoeta, 23/04/2006 15:05 | link | commenti
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