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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Con Diego e sua moglie ci incontriamo una o due volte l'anno. L'ultima volta abbiamo visto My Blueberry Nights. Diego l'aveva già visto, ma voleva rivedere la scena in cui Rachel Weisz entra nel bar, che secondo lui vale l'intero film (anche secondo me).
Prima del film si parla di varie cose, ma chissà come il dialogo finisce sulle lavastoviglie. Sì, anche a noi ogni tanto non si scioglie la tab. Ora siamo passati al detersivo in polvere, ma a volte lascia aloni sulle stoviglie. Sì, abbiamo provato a cambiare programma di lavaggio, ma gli aloni rimangono. Provate con il detersivo liquido.
A cena, a parte i diversi tifi calcistici, si scopre che guardiamo gli stessi programmi in tv (che ci piace la stessa musica lo sapevamo già), e mangiamo anche gli stessi cereali. Perfino alcuni problemi fisici sono gli stessi.
Siamo un segmento sociale definito, un target commerciale di tutto rispetto. Il dubbio è: siamo amici perché ci piacciono le stesse cose, o siamo stati esposti alle stesse cose e non possiamo che essere amici? Siamo un'entità autodeterminata o hanno fatto in modo che fossimo così?
Che scegliamo frequentazioni e amori in base a interessi e background comuni non è una gran novità (birds of a feather flock together, dico gli inglesi), ma ultimamente circola una parola non nuova, ma che si applica ai rapporti sociali: homophily (per il momento "omofilia" in italiano significa altro). Ne parla Ethan Zuckerman in un articolo pubblicato da Internazionale la scorsa settimana. La parola esprime l'idea che ogni simile ama i suoi simili, e che tendiamo a circondarci di persone con il nostro stesso bagaglio culturale, economico e religioso. Insomma, tutti quelli che conosciamo la pensano come noi.
Secondo alcuni Internet è una fonte di homophily e può renderci tutti più stupidi. Siti Web come digg o librarything e i sistemi che si basano un un network fanno della homophily una filosofia e del filtraggio collaborativo una pratica: ci chiedono quali argomenti ci interessano maggiormente, trovano altre persone che hanno gli stessi gusti e ci consigliano i loro argomenti preferiti.
Per Zuckerman la homophily è un rischio, parlando solo con persone che la pensano come noi indeboliamo la nostra capacità di analisi: nel 2004 rimase così sconcertato dai risultati delle presidenziali americane che invitò qualche repubblicano a bere una birra con lui per spiegargli le sue idee (solo uno accettò). Per ampliare l'universo informativo la homophily non funziona, e in Internet come nella vita dovremmo imbatterci in informazioni meno pertinenti ma più interessanti (serendipità).
Ah, abbiamo anche un problema con il frigorifero.
