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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Normalmente avveniva il sabato pomeriggio. Entravi nel negozio e giravi tra i generi, fermandoti nella zona del rock. Passavi tutte le copertine dei vinili, le dita facevano scorrere velocemente quelle che non ti interessavano e ogni tanto si bloccavano. Tiravi fuori la copertina e la guardavi, controllavi che fosse in buono stato, verificavi i dati in tuo possesso (anno di pubblicazione, note di copertina ecc.) e l'acquistavi. A casa tutto era rituale: toglievi la plastica di protezione, facevi scivolare il vinile nel suo involucro fuori alla copertina, prima guardavi velocemente i testi e le informazioni (solo un assaggio da assaporare dopo) e con estrema cura estraevi il disco e lo adagiavi sul piatto - la prima volta non necessitava di essere spolverato con la tua spazzolina antistatica. Poi ti sedevi sul letto o sulla tua sedia preferita, le casse strategicamente posizionate a distanza ed altezza giusta e pregustavi il riff di chitarra, l'intro di batteria, l'Hammond o il Moog che ti aprivano le porte della musica. Ora potevi leggere i testi, studiare le note di copertina, poi l'assolo a destra, il basso a sinistra, la ritmica dietro. A volte eri solo, a volte no.
All'incirca in questo modo (e con un po' di mia libera interpretazione) finisce Tony Visconti: The Autobiography: Bowie, Bolan and the Brooklyn Boy di Tony Visconti, con la retorica descrizione di un'esperienza che tutti abbiamo vissuto fino a qualche anno fa, prima che la musica si affrancasse dal supporto, prima che l'ascolto diventasse un'esperienza che confina con l'autismo. Tony Visconti è un famoso produttore, figura che compare nelle note di copertina che leggevo attentamente e che spesso capivo solo a metà. Già, perché cosa fa un produttore? Il produttore è responsabile di tutte le fasi della registrazione di un disco; se in passato era colui che si occupava di trovare i soldi e assumere i professionisti necessari alla realizzazione delle canzoni, col tempo è diventato una figura più creativa. George Martin, produttore dei Beatles e musicista egli stesso, è noto per la sua influenza sulla musica dei quattro e a lui si deve, solo per fare un esempio, l'arrangiamento degli archi in Eleanor Rigby. Un bravo produttore deve conoscere la musica e le tecniche di incisione.
Visconti è stato il produttore di David Bowie, il produttore e scopritore dei T.Rex, ha lavorato con Thin Lizzy, Paul McCartney e molti altri noti e meno noti. La sua storia personale è la storia del rock e pop dagli anni '60 ad oggi. La sua è stata una vita di sex, drug e rock'n'roll nel vero senso dell'espressione, ora è un signore di sessantaquattro anni (compiuti ieri) che non disdegna la presenza su MySpace.
L'autobiografia è affascinante, e come tutti i libri di questo genere è più interessante quando descrive il rapporto di Visconti con le star della musica e meno quando parla della sua vita privata. Gli aneddoti sono legione. Pur avendo prodotto molto di Bowie, non fu il produttore di Space Oddity (la canzone). "I thought the song was a cheap shot to capitalize on the first moon landing...", dice l'autore, e se la canzone non fu all'uscita un successo, la mancata comprensione da parte di Visconti fu un errore quasi storico. Ma la sua collaborazione a Heroes non fu da semplice produttore:
'Heroes' was just about the only lyric that was recorded in the tradizional manner. But the writing of the song was difficult. I had met a Berlin jazz singer, Antonia Maass... and we had a brief affair in Berlin. She was visiting the studio that day and we went for a walk after David asked us to leave for a couple of hours so he could finish the lyrics. As we walked in front of the Berlin wall... we stopped and kissed. At that moment, a lyrically frustrated Bowie was looking out of the studio's control room studio. I can't tell where he pulled the other images in his song but we were the couple that inspired: I can remember/Standing/By the wall/And the guns/Shot above our heads/And we kissed/As though nothing could fall.
Divertenti le descrizioni dei pranzi preparati dalla madre di Visconti (anche lei di origini italiane) per Marc Bolan e Bowie. Bolan era vegetariano e la signora Josephine gli preparava le melanzane alla parmigiana; la signora si preoccupava anche per l'eccessiva magrezza di Bowie e gli mandava i carciofi ripieni, quando questi era già una star.
Il libro è corredato da un bell'apparato fotografico (Visconti è appassionato di fotografia) e da un utilissimo indice analitico. Peccato per qualche imprecisione sui nomi italiani Ennio "Morriconi" e "Paolo" Pasolini, ma ho imparato molti tecnicismi e la parola outro.
Pur con il rimpianto per la gioventù e il rituale dell'ascolto dei dischi, Visconti conclude il suo libro esaltando Internet e le sue potenzialità per i giovani artisti - il modo di trovare la musica che le major non vogliono farci sentire - purché la Rete riesca a sfuggire al controllo del "corporate thinking". Get it on, bang a gong.
