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martedì, 08 aprile 2008
Copyright sugli appunti

Prendere appunti a lezione violerebbe il copyright. Il docente ha la proprietà intellettuale di ciò che spiega e prendere appunti mentre parla, e soprattutto rivenderli, potrebbe essere un reato. È quanto ritiene Michael Moulton, docente presso l'università della Florida, che insieme al suo e-textbook publisher Faulkner Press ha denunciato Einstein's Notes (noto online come How I Got An A), un servizio che raccoglie gli appunti delle lezioni, li organizza e li rivende. Secondo il legale di Moulton, Einstein 's Notes pagherebbe gli studenti per trascrivere gli appunti. Per il professore e il suo legale non si tratta di una questione economica ma di difendere le proprie idee da indebita appropriazione. Ma c'è di più: anche il semplice prendere appunti degli studenti per se stessi violerebbe il copyright, anche se secondo l'avvocato si tratterebbe di fair use. (Per saperne di più Zeus News, Wired.)

Nell'università italiana questo mi sembra davvero l'ultimo dei problemi, ma se ci eleviamo al di sopra delle quotidiane italiche piccolezze (e ob(b)iettivamente ragioniamo un po' per assurdo), ci accorgiamo che senza appunti non avremmo il Corso di linguistica generale di Ferdinand de Saussure, opera postuma ricostruita da Charles Bally e Albert Sechehaye fondendo gli appunti presi dagli alunni durante i corsi di linguistica generale e le note autografe trovate tra le carte del linguista dopo la sua morte.

E quando sono i docenti a "prendere appunti" dagli studenti?

Postato da: nicpoeta, 08/04/2008 20:14 | link | commenti (5)
riletture, semanticamente


Commenti
#1   09 Aprile 2008 - 09:42
 
Una mia compagna d'università si è pagata gli studi (o quasi) vendendo appunti. La tipa sapeva stenografare e quindi poteva riscrivere parola per parola quello che diceva il docente... anche le informazioni inutili ("qualcuno può chiudere la porta, per favore?").
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#2   09 Aprile 2008 - 11:27
 
Ah no, i docenti sono superiori. La supervisora di tirocinio all'inizio del corso ci ha fatto vedere un bel "patto" (diabolico) in cui firmiamo per darle il permesso di saccheggiare i nostri lavori. Peccato che non abbiamo mai firmato, poi. Ma, come ho visto nel corso dei due anni, il saccheggio è prassi consolidata, senza ovviamente mostrare il nome di chi ha scritto i lavori. Per la privacy, capito? :(
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#3   09 Aprile 2008 - 12:21
 
Ricevo anch'io la newsletter di Zeus e inizialmente avevo pensato di scrivere qualcosa su questa questione, poi mi è parso non avesse grande importanza.

In genere i docenti sono remunerati anche per predisporre le sinossi delle lezioni e condurre le loro ricerche i cui risultati dovrebbero poi essere offerti anche agli studenti oltre che alla comunità accademica.

Molti trasformano queste sinossi in pubblicazioni che poi costringono nei fatti gli studenti ad acquistare. È recente il caso del docente che firmava le copie del suo libro agli studenti che sostenevano l'esame. Qualche docente approfitta anche del lavoro dei propri studenti, oltre che di quello dei collaboratori, per preparare i suoi scritti, ed è così da tempo immemorabile. Non mi risulta, peraltro, che queste (cattive) pratiche siano prerogativa italica.

Quelli che non si ribellano, del resto, si rendono complici e pensano di trarre beneficio dalla loro accondiscenda, magari anche a danno di altri dei quali si professano amici; ed è atteggiamento cui sono probabilmente avvezzi e che perpetueranno.

Ho scritto diversi articoli, ma un solo libro in vita mia e non ho mai pensato di guadagnarci. Per questa ragione il materiale sul sito del Gruppo L10N è coperto da copyright, ma è gratuito e, talvolta, a coloro che lo apprezzano, faccio dono del file della seconda edizione del libro mai data alle stampe; per la stessa ragione, non ho pagato un editore perché lo pubblicasse, abitudine invece inveterata tra gli accademici. Forse l'irritazione di taluni nasce da qui, dal fastidio di sapere che si potrebbe non rientrare dei propri investimenti, anche se la nomina dovrebbe ampiamente ripagare.

Insomma, stiamo parlando di piccinerie e forse, anche se mi rendo conto che dirlo a questo punto può suonare quanto meno strano, non vale nemmeno la pena.

Aggiungo che invito caldamente i miei studenti a non prendere appunti a lezione, giungendo a sfilare loro la penna di mano perché preferirei mi registrassero (malgrado la voce) prestassero invece attenzione: la presa d'appunti non è solo faticosa, distrae e gli appunti risultano davvero efficaci sono se sono prontamente riordinati e riorganizzati; preferisco che mi colgano sul fatto quando infilo (magari di proposito) qualche strafalcione. All'esame, poi, almeno nel mio caso, possono rivelarsi decisamente inutili.
Infine, come la mettiamo con il fair use?

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#4   09 Aprile 2008 - 20:40
 
Le case editrici universitarie non sono enti di beneficenza e raramente investono su una ricerca. Di solito prima vogliono i fondi (pubblici, privati e quant’altro) e poi pubblicano. Tutto sommato non c’è niente di male. Da una parte pubblicazioni del genere potrebbero essere danneggiate dalle fotocopie dall’altra, si potrebbe (quasi) pensare che quel testo fotocopiato i soldi che doveva avere li ha già avuti.
Giusto che i docenti indirizzino gli studenti nelle ricerche e che spesso le tesi di laurea e dottorato siano stimolate anche dall’interesse del docente. Sta a chi la tesi la scrive prendere strade originali e inaspettate per il suo relatore.
Ricordo sempre un episodio con affetto. Avevo prestato la mia tesi di laurea a una docente che l’aveva tenuta un bel po’. Quando me la restituì ci trovai dentro un foglietto con i suoi appunti che riportavano le parti interessanti. Avrei potuto pensare: mi copia la tesi, in realtà rispettavo molto la persona e molto le dovevo per la mia formazione, per cui la cosa anziché farmi arrabbiare mi fece piacere. Ma una cosa mi lasciò perplesso: gli appunti si riferivano a citazioni o passi per nulla originali, anzi facilissimamente rintracciabili, mentre c’era ben poco delle mie idee.
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#5   12 Aprile 2008 - 17:44
 
"Ma c'è di più: anche il semplice prendere appunti degli studenti per se stessi violerebbe il copyright, anche se secondo l'avvocato si tratterebbe di fair use."

Delle due, una: o è violazione del copyright da parte degli studenti, o è fair use: le due cose non possono sussistere contemporaneamente. Logicamente, vendere gli appunti può essere una violazione del diritto d'autore, mentre prenderli ed usarli per studiare non lo è.

Come del resto, copiare un CD su cassetta per usarlo nel proprio autoradio è uso legittimo in base alla teoria del fair use (almeno qui negli USA), mentre vendere tale cassetta ad un amico è una violazione del copyright.
utente anonimo

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