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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Sarà che le lingue sono come i figli, e si è disposti a essere più indulgenti con quelli degli altri che non con i propri, o che essendo immersi nella propria lingua madre è doloroso accettarne i cambiamenti, abbracciare i neologismi, mentre siamo assolutamente imparziali e scientifici con le lingue altrui (quante volte ho detto dell'inglese: le lingue si evolvono, i cambiamenti, i prestiti, i calchi sono indice di vitalità e innovazione; ah, gli split infinitives...); ecco, sarà per tutte queste ragioni ma ho dichiarato guerra alla parola "proattivo" e ai suoi derivati. Ogni volta che la vedo in un testo tradotto la casso, la sostituisco con un sinonimo, una perifrasi. Che si tratti di calco o traduzione dell'inglese proactive, fino a pochi anni fa i dizionari la traducevano: attivo, intraprendente, fattivo, dinamico. È una lotta disperata, volessi svuotare il Lago d'Orta con un cucchiaino avrei più possibilità di riuscita. La marea, l'ondata, la piena sale inarrestabile incurante dei miei sforzi. Tanto che in un documento di una importante azienda italiana trovo addirittura "proattività".
Ovvio, l"io non lo dico" che talvolta si sente per giustificare una correzione non ha fondamento scientifico, e la scienza della lingua si basa sull'uso e la diffusione di un fenomeno. Per cui i numeri di Google danno ragione ai proattivanti, ma non solo loro: in un dibattito sul forum dell'Accademia della Crusca si cita nientemeno che il settimo volume del Gradit (De Mauro Utet) con le seguenti definizioni: 1 sociol., econ., di azione, comportamento, provvedimento e sim., in grado di prevenire e anticipare le moderne problematiche sociali / tecn., estens., di strumento o mezzo tecnologico, che permette di raggiungere tale scopo 2 (B[asso] U[so]) di qcn., che agisce in anticipo per prevenire futuri problemi, bisogni e cambiamenti. DER. proattivamente., data di attestazione 2001. (La seconda definizione ricorda il Webster: acting in anticipation of future problems, needs, or changes.) Sono abbastanza sicuro che l'utente medio di "proattivo" e derivati non si riconosca del tutto in queste due definizioni, proprio perché essendo parola nuova un po' ha il senso della sua mamma inglese (proactive, ben presente nei dizionari inglesi e attestato fin dagli anni 30 del XX secolo), un po' si sta specializzando in sensi prettamente italiani. Ci si mette pure lo Zingarelli 2007 a contrastare i miei sforzi, che lo include nel lemmario con la definizione: detto di chi (o di ciò che) tende a determinare i cambiamenti piuttosto che ad assecondarli (1994) (questa definizione ricorda quella del New Oxford Dictionary of English: (of a person, policy, or action) creating or controlling a situation by causing something to happen rather than responding to it after it has happened).
Tutto ebbe origine alle medie. In una ricerca di scienze sullo Shuttle ebbi l'ardire di scrivere "l'obbiettivo della missione". La professoressa (di matematica e scienze, si badi bene) non solo corresse ma mi fece scrivere sul quaderno alcune decine volte "obiettivo si scrive con una sola b". Vano fu il mi tentativo di giustificarmi portando a supporto un dizionario. Da allora pro- e retro-attivamente mi batto come un linguistico Don Chisciotte contro mulini a vento a forma di obbiettivi, sé stessi...
