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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Giornali e siti vari hanno riportato nei giorni scorsi notizie riguardanti traduzioni pirata dell'ultimo Harry Potter, Harry Potter and the Deathly Hallows. In Francia un sedicenne è stato arrestato e successivamente rilasciato dopo aver pubblicato online la sua traduzione ("Investigators were reportedly struck by the "near-professional" quality of the boy's work", commenta la BBC). Alla fine l'editore francese Gallimard e l'autrice JK Rowling hanno deciso di non citarlo in giudizio. In Cina un solertissimo gruppo di studenti ha fatto uscire online la traduzione del libro (759 pagine) poche ore dopo l'uscita nelle librerie dell'originale inglese. Per riuscire nell'incredibile impresa, gli studenti "worked in teams and round the clock, eating nothing but instant noodles" (BBC). In entrambi i casi gli studenti si sono giustificati dicendo l'hanno fatto per amore dell'ormai cresciuto maghetto e non per fini commerciali.
Massimo Gramellini sulla Stampa di oggi commenta:
Immaginiamo che un'idea simile venga a una comitiva di giovani italiani. Intanto deciderebbero all'unanimità di ridiscuterne dopo la villeggiatura. Sorgono due coalizioni di traduttori, una per i capitoli dispari e l'altra per quelli pari. Ma dato che entrambe vogliono tradurre i dispari, viene indetta un'assemblea, al termine della quale gli sconfitti convocano una conferenza stampa allargata ai genitori per denunciare l'esistenza di un complotto. Nel frattempo i vincitori si mettono alacremente al lavoro per stabilire chi fra loro dovrà andare a parlare in tv. Si raggiunge un compromesso: ci andranno tutti, appaltando la traduzione pirata ad alcune migliaia di adolescenti cinesi.
Può darsi che Gramellini sia un po' troppo pessimista, e nella sua satira politicheggiante infila la politica e dimentica di proposito due aspetti: la conoscenza dell'inglese dei protagonisti franco-cinesi, che permette loro la traduzione di un libro con buoni risultati, e gli aspetti organizzativi del lavoro di traduzione, troppo oscuri per ambire sia pure per scherzo alla ribalta televisiva.
Già, l'organizzazione, o project management, come usa dire. Ipotizziamo che una piccola-media agenzia italiana sia incaricata di tradurre il testo in pochissime ore. Come si comporterà? Non appena riceve il testo fa un conteggio sommario delle parole, le divide per il numero di traduttori disponibili, ma niente da fare, ci vorrebbero decine se non centinaia di traduttori, il solo contattarli tutti prenderebbe più tempo della traduzione. Certo se ci fosse il file..., ma il file non c'è, si potrebbe fare una scansione di ogni capitolo per trasformarlo in file di testo, così il lavoro di traduzione risulterebbe più veloce, e inoltre forse si potrebbero trovare ripetizioni o frasi simili. Magari si trova online un pdf dei libri precedenti, si potrebbero allineare il testo inglese e quello italiano, creare delle memorie di traduzione, analizzare il testo da tradurre alla luce di queste memorie. Eppoi mettere le memorie online, tutti si collegano in remoto, così la traduzione risulterà più uniforme e qualitativamente migliore. Perché è scontato che la traduzione cinese sarà incoerente e difforme, che magari la stessa frase non sarà tradotta allo stesso modo (in un romanzo?), e metti che ci siano errori di traduzione, falsi amici non capiti, dettagli tralasciati, rese improprie. Ovviamente non c'è tempo per fare un glossario, che sarebbe lo strumento ideale in questo caso, per non parlare della revisione. Altro che poche ore, pensano gli italiani, ci vogliono alcuni mesi. Forse conviene chiedere ai ragazzi cinesi come hanno fatto.
