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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Questa è la storia di un'avventura che ha come protagonisti un software di traduzione assistita, un suo utente e la blogosfera.
Tre mesi fa il mio SDL Trados 7.1 decide che non è più il caso di funzionare, e si pianta ogni volta che faccio una qualsiasi operazione. Per lavorare sono costretto a riutilizzare il 6.5, con qualche problema, visto che le memorie in 7.1 non possono essere aperte con il 6.5.
Cerco sulla knowledge base del sito di Trados, non trovo nulla, e allora mi decido a contattare direttamente l'assistenza, compilando con diligenza il modulo online. Ricevo immediatamente una risposta: poiché non hai un contratto di assistenza, non possiamo garantirti una tempistica certa per la risposta. Per carità, capisco perfettamente, ma sono in coda e prima o poi sarà il mio turno. Dopo qualche giorno vengo contattato telefonicamente dal support, ma il mio entusiasmo è immediatamente spento quando capisco che è una telefonata che ha lo scopo di vendere il servizio di assistenza. E il mio problema in sospeso? Lo risolveremo, non ti preoccupare.
Poi Riccardo Schiaffino sul suo blog About Translation dice di essere riuscito a entrare in contatto con Keith Laska, Vice President, SDL TRADOS Technologies, dopo aver letto sull'ATA Chronicle l'invito a contattarlo direttamente. Forse, pensa Riccardo, SDL Trados ha cominciato a muoversi nella direzione giusta. Commento il suo post dicendo: beh, ti puoi ritenere fortunato, in due mesi nessuno si è occupato di me se non per vendermi dei servizi. E qui comincia l'avventura.
Il Worldwide Customer Satisfaction Manager di SDL Trados legge il mio commento, arriva su Poeta Selvaggio, e scrive all'e-mail in Contatti: mi dispiace, dice, dammi il tuo numero di telefono e ti chiamo. Invio una mail e dopo poco mi telefona: mi dispiace per i tuoi problemi, sono tutto sommato banali, basta una patch, ti do subito l'indirizzo del sito per scaricarla, comunque se sottoscrivi il contratto di assistenza avrai parecchi vantaggi ecc. Ovviamente capisco che anche questa è una telefonata con fini di vendita, ma con una strategia furbetta: prima ti faccio vedere quanto sono solerte e così sei invogliato a sottoscrivere il contratto. Scarico la patch e, sorpresa, non è adatta alla 7.1. Scrivo di nuovo al WCSM, e dopo non più di un minuto mi chiama dicendo che aggiornerà il mio Trados alla versione 2006. Dopo pochi minuti mi arriva la mail che mi annuncia che posso scaricare la nuova versione.
Non funziona. Invio immediatamente il log degli errori e un file Word in cui si vede cosa succede quando provo ad aprire un segmento.
Dopo 3 settimane senza risposta riscrivo al Worldwide Customer Satisfaction Manager che immediatamente mi contatta e mi dice che mi manda una seconda patch.
Reinstallo la seconda patch, esporto le memorie come mi viene indicato, ma il problema si ripresenta identico. Mi viene il dubbio che sia un problema del mio computer (installato su un altro computer il software funziona senza problemi), senonché decido di studiarmi a fondo le release notes della nuova versione. Dicono che sono stati risolti un mucchio di problemi, compresi i crash derivanti da un non corretta installazione del font Arial: i sintomi descritti sono esattamente gli stessi che ha il mio TagEditor. Disinstallo il font, lo reinstallo e, tadaaa, tutto funziona. Tre mesi dopo. Un aggiornamento e due patch dopo. Qualcosa mi fa pensare che se l'assistenza avesse letto bene le mie mail che descrivevano in modo dettagliato il problema avrei risolto la questione in pochi minuti (per fare un esempio, continuavano a darmi le istruzioni per la versione Freelance, che non è la mia). Ma preferiscono darti una versione nuova del programma, e una risposta standard pensando che tutto si risolva.
Le riflessioni, come immaginate, sono molteplici.
1) Probabilmente in SDL Trados qualcosa è cambiato, vogliono "accontentarti", in modo che la valutazione positiva possa far sì che compri altri prodotti e servizi.
2) Se non avessi scritto il commento su About Translation avrei ottenuto lo stesso risultato scrivendo un'e-mail?
3) Evidentemente alcuni blog di traduttori sono considerati importanti dall'industria e vengono monitorati. Da qui le domande: se questo accade, siamo effettivamente liberi di esprimerci sul nostro blog, in mailing lists e in tutti i luoghi sociali di Internet? Chi mi ha contattato teme che una critica sul Web si espanda e si diffonda con effetti imprevedibili?
Forse i blog sono davvero diventati strumenti efficaci.
