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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Per alcune persone dire di avere una parola “sulla punta della lingua” non è una metafora. Secondo uno studio di Julia Simner, neuropsicologo cognitivo dell’Università di Edimburgo, alcune persone che soffrono di sinestesia - il sincronismo funzionale di due organi di senso - sentono involontariamente il gusto di una parola quando la odono o quando cercano di ricordarla.
Nota, anche perché più facilmente individuabile, è la sinestesia legata alla vista, alcuni infatti percepiscono lettere e numeri come se fossero colorati, ma recentemente hanno preso piede anche gli studi sul gusto. Simner e la collega Jamie Ward hanno testato alcune persone affette da sinestesia mostrando loro le foto di 96 oggetti non comuni come un sestante, un catamarano, nacchere e carciofi (non comuni per loro, evidentemente). Su un totale di 550 test, le due ricercatrici sono riuscite a indurre 89 risposte “sulla punta della lingua”. In 17 di queste, le persone affermavano di percepire un gusto mentre cercavano di ricordare la parola. Il significato suscitava il gusto.
Sembra esserci uno schema ricorrente nelle associazioni. Gusti riferiti a mince (“carne tritata”) e cabbage (“cavolo”) si estendono a parole con suoni simili, per cui anche la parole prince può sapere di carne tritata. Parole che includono la g come roger e edge possono avere il gusto di sausage. Per gli interessati a una descrizione più organica, Scientific American e The New York Times.
D’ora in avanti penserete alle vocali di Arthur Rimbaud (A nera, E bianca, I rossa, U verde, 0 blu: vocali) quando vi verrà l’acquolina in bocca?
