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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Alcuni forse ricorderanno la parola abatino, usata da Gianni Brera per descrivere Gianni Rivera e ora attestata dai dizionari nel senso sportivo. A quindici anni dalla morte di Brera, Gigi Garanzini ha dedicato la trasmissione radiofonica A tempo di sport di oggi al celebre giornalista lombardo. Alcune delle interviste che ci vengono fatte ascoltare vertono sulla lingua e sul linguaggio sportivo, sul rapporto tra italiano e dialetto, lingua alta e bassa. Interessante (e per me per certi versi stupefacente) è apprendere quanto Brera abbia contribuito al linguaggio calcistico italiano inventando nuovi termini. Ecco alcuni passi significativi:
Mai come negli ultimi quarant'anni si è scritto italiano bene, cioè si è riportata la lingua su un piano più fluido, più necessario, più aderente alla realtà. Lo sport ha aggiunto ancora qualche cosa, mutuando a sua volta però espressioni sia al gergo proprio militare sia a quello corrente. [...]
Pretattica l'ho usato in un titolo una quindicina di anni fa... centrocampista l'ho usato su una rivista prima scrivendolo col trattino poi unendolo tutto, adesso lo usano... Ho già detto qualcosa di simile per gli scrittori americani che si servivano dello slang come noi ci serviamo del dialetto: a un certo punto gli imitatori costringevano questi, che avevano iniziato, a esasperare il linguaggio e l'uso di questo linguaggio per non confondersi con gli altri. Allora io ho incominciato un libro di football intitolato Il calcio è geometria e scritto il primo capitolo l'ho riletto, e l'ultimo dei cronisti milanesi si serviva esattamente di tutto quello che io usavo per cui mi sono sentito cadere le braccia e anche i coglioni.
A Brera si devono termini quali cursore, forcing, goleador, libero, melina (preso dal basket), palla gol e rifinitura.
Selvaggio – Oggi a scuola gli studenti mi dicono: "Prof, ci ha visti in televisione ieri?", e io: "Che ci siete andati a fare in televisione?" "Siamo andati per il bullismo".
Poeta – In che senso, a causa del, a sostegno del o per parlare del bullismo?
Selvaggio – Ho preferito non indagare.
A.M. – All’esame chiedo: "Mi faccia un esempio di direct object", e la studentessa "The cat is on the table: The cat nome, is predicato verbale, on the table direct object".
Poeta – Ma on the table non è complemento di arredo?
Da un opuscolo promozionale della FNAC capitatomi tra le mani qualche giorno fa.

Evidentemente alla FNAC credono che tutti gli attori sono cani.
Quando ero piccolo giocavo con i miei amici alla tedesca, una specie di variante del calcio. Queste le regole: tutti partivano con un punteggio (per esempio 20), uno andava in porta e gli altri si passavano la palla cercando di segnare al volo. Il portiere perdeva 1 punto per un gol subito su tiro al volo, 2 punti per gol di testa, 3 punti per gol di tacco, 4 per rovesciata. Se non si segnava al volo, se il portiere parava il tiro o si tirava fuori, si andava in porta e subendo gol si perdevano punti; una volta persi tutti i punti si veniva eliminati.
Ho sempre pensato che giocare alla tedesca significasse "giocare a un gioco chiamato tedesca", ma può essere che invece volesse dire "giocare al modo dei tedeschi". Ora, col vento che tira, sarebbe un gioco proporzionale, ai miei tempi era decisamente maggioritario.
L'estenuante dibattito sulle leggi e sui sistemi elettorali funziona per slogan, e la "legge elettorale alla tedesca" è diventata la clava da brandire in qualsiasi discorso politicheggiante. Non mi stupirei di sentire i classici vecchietti davanti a un cantiere di un parcheggio sotterraneo litigare su cosa sia meglio, un cantiere alla tedesca o un cantiere alla spagnola. Dico slogan, perché la sostanza, i concetti che si celano dietro parole come "sistema elettorale" sono questioni troppo complesse per le persone normali, con tecnicismi estremamente ostici. Gli slogan che si sentono in questo periodo sono: il bipolarismo all'italiana è fallito, finito, morto; il maggioritario all'italiana non ha portato la stabilità. Sarà. A stima, la media governi per legislatura dal '94 a oggi si è dimezzata, da 4,27 dal '48 al '94, a 2,25 dal '94 ai giorni nostri (sempre che la legislatura attuale non ci riservi sorprese, ma la media non può esplodere). Ci sono state legislature con 6 governi (fate i vostri calcoli qui), e qualcuno ricorderà i governi balneari; così come ricorderà che agli inizi degli anni '90 ci vendettero il maggioritario dicendoci che avrebbe portato aggregazione, stabilità, e soprattutto un rapporto diretto eletti-elettori grazie all'eliminazione delle preferenze multiple. Ora ci dicono che c'è stata una proliferazione di partiti (ma sono i gruppi parlamentari che si formano dopo le elezioni), che i candidati sono catapultati nelle circoscrizioni (con la legge precedente all'attuale), che sono le segreterie di partito a scegliere chi sarà eletto (con la legge attuale), che i governi sono prigionieri delle ali estreme delle coalizioni.
Per trovare una soluzione di solito guardiamo all'estero. Ai tempi della bicamerale andava di moda il modello alla francese, imperniato sul (semi)presidenzialismo alla francese. Fallita la bicamerale dei francesi ci rimasero le rotonde alla francese (che proprio in quel periodo cominciarono a comparire da queste parti e che io denominai semirotonde alla francese), il bacio alla francese (ma quello c'era già da tempo) e, per chi ci tiene, la manicure alla francese. Ultimamente si parla di sistema alla spagnola, e qualcuno ha timidamente proposto il modello alla israeliana.
Ai sistemi elettorali è legato il latinorum. Ogni legge elettorale prende giornalisticamente il nome da chi l'ha concepita o modellata, spesso con intento sarcastico: prima il mattarellum, poi il porcellum, ora siamo al vassallum/veltronellum.
Poi dato che ci sentivamo inferiori ai francesi, che erano già alla quinta Repubblica mentre noi manco sapevamo di essere alla prima, abbiamo cominciato a dare i numeri: la prima Repubblica finì all'inizio degli anni '90, ora saremmo dalle parti della seconda nata male e moribonda, e si sta affacciando una fulgida terza Repubblica.
Il tutto perché non vogliano fare le cose all'italiana, modalità che connota soluzioni approssimative, abborracciate, di compromessi al ribasso, che non scontentano nessuno ma che non risolvono nulla. E se la commedia all'italiana fa parte della nostra storia culturale e i giardini all'italiana richiamano un passato di arte e bellezza, il biliardo all'italiana ha dovuto sprovincializzarsi e uscire dai bar per diventare una cosa seria.
Se siamo il popolo che ha coniato l'espressione "Franza o Spagna purché se magna" un motivo ci sarà.