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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Saranno i postumi del convegno di Pisa, ma comincio a vedere e sentire dizionari ovunque, persino nei video musicali. Prima i Nickelback con Rockstar:
'Cause we all just wanna be big rockstars
And live in hilltop houses driving fifteen cars
The girls come easy and the drugs come cheap
We'll all stay skinny 'cause we just won't eat
And we'll hang out in the coolest bars
In the VIP with the movie stars
Every good gold digger's
Gonna wind up there
Every Playboy bunny
With her bleach blond hair
And we'll hide out in the private rooms
With the latest dictionary and today's who's who
They'll get you anything with that evil smile
Everybody's got a drug dealer on speed dial.
dove oltre a prevedibili stereotipi quali auto di lusso, playboy bunnies e droghe, fanno la loro inattesa comparsa i dizionari (conviene guardare il video sul sito del gruppo, perché su YouTube alcune parole sono censurate).
Poi gli italiani The Record's: nel video di Move your little finger dietro la tipa bionda fa mostra di sé (e chissà perché) il Dizionario Treccani in 5 volumi (se volete confrontare le immagini, qui.)
Si è tenuto il 19 e 20 ottobre presso l'Università di Pisa il convegno "La lessicografia in Italia e in Europa", organizzato dal Corso di Laurea Specialistica in Traduzione dei testi letterari e saggistici, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Le due giornate si sono rivelate estremamente interessanti e varie, con relatori prestigiosi e innumerevoli spunti di dibattito e riflessione. Sarebbe operazione impervia riassumere tutto qui, perché ogni intervento meriterebbe un post a parte: come tradurre in parole l'intervento sul "non c'è che traduzione" di Edoardo Sanguineti, o riassumere contributi come quello di John Simpson dell'Oxford English Dictionary? Né è possibile dar adeguato conto delle sinergie prospettate da Alessandro Lenci tra linguistica computazionale e dei corpora e lessicografia o della ricchezza disponibile a tutti della Crusca on-line delineata da Marco Biffi. Non da meno è stato Mario Spoto di Synthema, che ha smitizzato la traduzione automatica, indicandone gli usi e le ineludibili prospettive a una platea (di linguisti, lessicografi, filologi e storici della lingua) dapprima un po' perplessa ma alla fine un po' meno ancorata alle proprie convinzioni.
In questa sede vorremmo soffermarci (alquanto sommariamente) sulla tavola rotonda "I dizionari bilingui e specialistici italiani" presieduta da Stefania Nuccorini e a cui hanno partecipato Giovanni Iamartino (Università degli studi di Milano), Paola di Cataldo (Garzanti Linguistica), Enrico Lanfranchi (Casa editrice Zanichelli), Daria Cavallini (traduttrice), Ilide Carmignani (traduttrice).
Giovanni Iamartino, che si è definito lessicografo e traduttore dilettante senza diletto per via delle molteplici "rogne" con cui ha dovuto linguisticamente cimentarsi, ha evidenziato le difficoltà del lessicografo di affrontare l'anisomorfismo delle lingue, non solo quando la parola non c'è in una delle due lingue, ma anche a livello di registro e stile. Talvolta i dizionari non sono d'aiuto, talaltra non osano. Realia e intraducibili mettono alla prova il lessicografo che a volte si dà per sconfitto: che aiuto può dare una spiegazione di runcible spoon quale "forchetta che serve anche da coltello e cucchiaio (avendo tre grossi rebbi concavi, di cui uno tagliente)"? Non sarebbe meglio proporre una traduzione come "forchetta da sottaceti"?
Daria Cavallini ha sottolineato come negli ultimi vent'anni il lavoro del traduttore sia profondamente cambiato grazie alle tecnologie e come il Web sia diventato imprescindibile, un compagno esperto che affianca (e supera?) il dizionario. Va in ogni caso valutata l'affidabilità delle fonti e il traduttore rimane l'arbitro delle scelte; proprio per l'attenzione alle scelte, il traduttore non lavora con l'orologio (questa affermazione ha seminato perplessità tra il pubblico).
L'intervento di Ilide Carmignani ha preso spunto dal problema del traduttore letterario di affrontare un codice linguistico/stile dell'autore che si differenzia in maniera originale dalla lingua standard e per cui i dizionari possono fare poco; anzi a volte i dizionari sviano con errori: il TAM di spagnolo non riporta il significato di alpiste "mangime per uccelli, scagliola" nella sezione es-it, che però compare nella sezione it-es ; è vero che il dizionario va letto in entrambe le direzioni per avere tutte le informazioni, ma non sempre è di aiuto e anche qui il Web spesso lo supera come informatività.
Paola di Cataldo è approdata alla lessicografia dopo l'esperienza nelle traduzioni. Da traduttrice ha sperimentato le tre frustrazioni dell'utente del dizionario: 1) una parola/espressione non c'è; 2) c'è ma non si trova per colpa della struttura poco chiara del dizionario; 3) c'è ma è tradotta in modo sbagliato. Sulla scorta di questa esperienza ha cercato di dare indicazioni per i dizionari Garzanti, dove la struttura dell'informazione (macro e microstruttura) deve essere chiara e guidare l'utente alla scelta consapevole.
Enrico Lanfranchi ha dissentito dalle proposte di Iamartino: pur nella sua autorevolezza (centinaia di opere in catalogo e diverse decine in uscita), un dizionario Zanichelli non può inventare nulla, il lessicografo è un semplice notaio della lingua. Il dizionario deve mettere il traduttore (o più semplicemente l'utente) nella condizione di avere il maggior numero di informazioni possibili, da qui l'utilità di definizioni enciclopediche come runcible spoon, indicazione di falsi amici, o gli apparati di note grammaticali, d'uso e di civiltà che arricchiscono le voci. I problemi di trattamento delle lingue e le scelte talvolta complesse rappresentano la frustrazione del lessicografo (Iamartino opportunamente chiosa: noi professori e studiosi discutiamo e indichiamo soluzioni, poi finito il convegno ce ne andiamo a cena lasciando ai redattori la patata bollente).
Durante i suoi brevi interventi di commento, Stefania Nuccorini ha rimarcato il problema dell'affidabilità e dell'autorevolezza delle fonti sul Web e ha commentato la tendenza segnalare i falsi amici nel dizionario come rischiosa: il dizionario si sofferma su falsi amici evidenti ma rischia di non sottolineare a dovere falsi amici di livello più alto (la parola kamikaze in inglese e italiano). Noi potremmo postillare: il dizionario mi guardi dai presunti amici, che dai falsi amici mi guardo io.
Com'è tipico delle tavole rotonde, gli argomenti toccati avrebbero meritato maggior approfondimento - l'ora e mezza a disposizione è letteralmente volata. Le due traduttrici hanno parlato del Web, ma i lessicografi non hanno approfondito le implicazioni della rivoluzione digitale per le opere di consultazione (ne avevamo già accennato qui); non si è parlato di dizionari specialistici se non di sfuggita, in relazione ai sistemi legali italiano e tedesco.
Come Flickr ma senza le foto, recita lo slogan di Wordie, sito per amanti delle parole (forse anche un po' malati, verbopatici). E si potrebbe aggiungere: come YouTube ma senza i video, ma solo con l'immaterialità della parola scritta e condivisa grazie al Web 2.0 (Nel blog annesso si legge: Wordie was originally conceived as a joke: all tags, no content). Wordie serve a parlare della lingua (inglese, ovviamente), a mettere in piazza il proprio lemmario e a vedere che cosa dicono gli altri. Ci si iscrive e si creano le proprie liste di parole, parole semplici, difficili, utili o inutili, che si amano, odiano o che vogliano dire qualcosa per noi. Dopodiché si possono vedere quanti e quali altri utenti hanno inserito la stessa parola e se questa è stata commentata con opinioni, citazioni ecc. Si veda per esempio metaphor: risulta nelle liste di 28 utenti, se vogliamo sapere che significa possiamo cliccare sui link a Merriam-Webster, Bartelby, Wikipedia, Google Definitions e diversi altri siti di consultazione; possiamo aggiungere tag, commenti (o abbonarci al feed), e vedere le liste di coloro che l'hanno inclusa nei propri lemmari. Attualmente sono presenti circa 280.000 parole, 94.000 parole uniche, 25.000 citazioni, 9.000 liste, 5.200 wordies.
Utile? Può darsi, forse serve ad arricchire il proprio lessico inglese, ed è piuttosto difficile trovare parole non elencate (però non riesco a trovare phrasal verbs, forse i wordies non li amano o ci sono trucchi per cercarli a me ignoti); con molta ironia la sezione Wordie in the news elenca anche sia i commenti entusiastici sia le stroncature.
Non so se in Italia esista qualcosa del genere, forse sulla scorta di LibraryThing (con risultati non proprio ineccepibili) anche Wordie potrebbe essere localizzato. Per il momento il social networking nostrano è soprattutto questo.
Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo "Pubblica moglie"
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.
Tu la cercherai, tu la invocherai più d'una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai e dilapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "Micio bello e bamboccione".
Fabrizio De André, La città vecchia, 1965.
In molti hanno ricordato le parole di De André per commentare l'affermazione del ministro Tommaso Padoa-Schioppa (varianti: TPS, ma anche P. Schioppa secondo i giornali) che davanti alle commissioni bilancio riunite di Camera e Senato ha sentenziato: Mandiamo i bamboccioni fuori di casa. Non so però se qualcuno ha notato che in De André bamboccione faceva rima con pensione.
Alcuni ricercatori dell'Università del Texas hanno creato nomi di prodotti fittizi che variavano di una sola vocale, per esempio nillen e nallen, e hanno chiesto ad alcune persone quale nome era più adatto a prodotti quali coltelli, convertibili, martelli e SUV. Le risposte hanno mostrato una marcata preferenza per le parole con vocali anteriori (i di nillen) se il prodotto era un coltello o una convertibile, che richiamano le caratteristiche di affilatezza e velocità, mentre le vocali posteriori (nallen) sono state associate a martelli e SUV (caratteristiche: smussato, lento, grande). Per i ricercatori l'interpretazione è semplice: se i suoni veicolano un certo significato, la percezione delle marche può essere rafforzata quando si esalta la corrispondenza tra fonosimbolismo e gli attributi del prodotto.
Qualche volta ci viene chiesto di fare un cultural assessment di un nome di un prodotto. Il cliente vuole lanciare sul mercato italiano un prodotto con un determinato nome e ci chiede informazioni quali pronunciabilità, se la parola significa qualcosa in italiano, se ci sono parole simili, se la parola ha associazioni negative o positive ecc.; la prossima volta terrò conto in maniera più esplicita del fonosimbolismo. Ma è lo stesso da lingua a lingua? La i è piccola e veloce, e la a è grande e lenta? E le opere letterarie quali vocali sono? (Di Rimbaud avevo già parlato qui.)
Nel 1993 Giuseppe Varaldo scrisse All'alba Shahrazad andra ammazzata. Capolavori in sonetti monovocalici, Vallardi, prefazione di Umberto Eco. Varaldo riscriveva in forma di sonetto monovocalico 40 capolavori della lettura. C'era collegamento fonosimbolico?
I canti leopardiani non potevano che essere i:
In primis gli'inni critici, civili,
indi gl'idilli lirici: li scrivi
in ritmi nitidissimi, incisivi.
Ricchi i timbri, dissimili gli stili!
Moby Dick è a (ma con Achab non c'è alternativa)
Achab avvampa la masnada stanca,
a tal campagna aspra fatta atta:
l'amalgama, la plasma, la maltratta...
Salda ha la gamba sana, l'altra manca:
la Dannata staccata l'ha dall'anca..
Re Lear è e:
Nel leggere del re che, senescente,
né seppe scerner bene le grettezze,
né men che men le vere tenerezze,
ex-reggente testé, testé demente...
...fremerete nel ventre e nelle vene!