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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Sono le 21.30 e sto guardando una puntata di Dr. House che non mi esalta granché. Squilla il telefono:
- Sono Nome Cognome dell'istituto xyzs di Nome Cognome, è disponibile per un sondaggio sull'attualità politica?
- Massì
- Pensa che la sua situazione economica migliorerà o peggiorerà nei prossimi 6 mesi?
- Mi auguro che migliori (ahi, ho dimenticato la rata del mutuo a fine mese)
- Alle scorse elezioni ha votato per l'Ulivo, per la sinistra radicale o per il centrodestra?
- Ehm, veramente c'erano molte più liste di quelle che mi elenca lei
- Giusto... giusto...
- Come giudica il comportamento della sinistra radicale?
- Fa il suo mestiere
- Indipendentemente dalle sue opinioni politiche, chi pensa che vincerà le prossime elezioni, centrodestra o centrosinistra?
- Dal '94 a oggi i governi si sono alternati, veda un po' lei
- Il Partito Democratico dovrebbe allearsi con partiti di centro a livello locale?
- Ecchennesò (intanto dice qualcosa sul Trentino che non capisco)
- Il Partito Democratico dovrebbe appoggiare il governo Prodi?
- Perché, appartiene al centrodestra? (forse sì, solo che credevo di no)
- Tra le seguenti coppie di personalità politiche scelga quella che preferisce
- (Chi si fosse trovato a passare dalle mie parti mi avrebbe sentito abbaiare: Veltroni! Veltroni!; non che io sia veltroniano, tutt'altro, ma le alternative erano del tenore: Veltroni-Pol Pot, Veltroni-il mostro di Milwaukee, Veltroni-i generali birmani)
- Il partito democratico è l'unione delle classi dirigenti e non un movimento popolare?
- (Ho appena letto l'intervista di Alessandro Profumo su Repubblica, copio e dico:) Sì
- Dia un voto da 1 a 10 alle seguenti personalità
- (Vai, mi piace)
- Dario Franceschini
- (CHI? Oddio so chi è ma non sarebbe il primo nome che mi viene in mente)
- Beppe Grillo
- (Oh, ma allora c'hanno paura)
- Mi ripete il suo lavoro?
- Lavoro nel settore traduzioni
- Ehm non so come catalogarla...
- Non lo faccia
- Impiegato?
- Come preferisce
- Quali lingue traduce?
- Io non traduco, gestisco il lavoro
- Giusto giusto, perché a volte i lavori sono complessi
- (Ma siamo sicuri che Veltroni sia interessato alle mie traduzioni?) Già
- E dal cinese traducete, sono in crescita le traduzioni da e verso il cinese?
- Beh, sì, comunque anche lì sanno l'inglese
- Sa, mi piacerebbe imparare il cinese, pensavo che ci potrebbero essere opportunità
- Sicuramente, ma ci vuole un po' di tempo prima di saperlo per lavorarci
- Già già, e ho 38 anni, non è forse un po' tardi?
La telefonata termina. All'improvviso un flash: mi sono reso contro di aver dato un voto un po' troppo alto a Tremonti.
Questa settimana si è tenuta la relazione annuale su TFR e fondi pensione. Il ministro del Lavoro Damiano e il presidente della COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) Luigi Scimia hanno espresso soddisfazione per le adesioni dei lavoratori. E la crisi dei mutui americani? Ha influito sull'andamento dei fondi? Intervistato dal TG3 Scimia ha risposto:
La crisi dei mutui non coinvolge per niente i fondi pensione, salvo marginalmente.
L'affermazione è una sfida per coloro che credono che il linguaggio possa essere interpretato con la logica: se per niente vuol dire "affatto", "in nessun modo", non ammette "salvo". A ben vedere Scimia non usa il linguaggio in senso logico ma politico. Si lascia una via di fuga, almeno un pertugio giustificativo: certo i fondi pensione non sono coinvolti, ma non si può escludere che in futuro gli effetti siano maggiori. Qui l'uso di per niente è ambiguo tra un senso letterale ("affatto"), e un uso come segnale discorsivo, in cui l'espressione si svuota del suo significato proprio e diventa un semplice rafforzativo.
Nella relazione Scimia afferma (Repubblica.it):
Da un primo riscontro relativo al flusso di informazioni pervenuto, è emerso che soltanto qualche fondo è risultato marginalmente interessato a tale fenomeno, essenzialmente in forma indiretta, mediante partecipazione a OICR a loro volta esposti. Le ricadute sul sistema sono state pertanto del tutto trascurabili.
marginalmente interessato, essenzialmente in forma indiretta, del tutto trascurabili. Speriamo.
Intervistare gli atleti a bordo pista (di atletica, di Formula 1) non è facile, si sa, le domande rischiano di essere banali, le risposte peggio e poi c'è il problema di parlare in inglese e, soprattutto, di capirlo l'inglese, specie se c'è della terminologia tecnica. Spesso mi chiedo come atleti e piloti riescano a capire quello che i gagliardi giornalisti sportivi italiani gli chiedono. Gli esempi si sprecano ma merita la menzione d'onore Elisabetta Caporale, forzata della pista d'atletica. Ai recenti mondiali di Osaka, a Sebastian Coe che incautamente le si era avvicinato ha fatto una domanda esordendo in questo modo:
apart from being a beautiful athletes
quale pensiero (voliamo alto: contenuto proposizionale) la volenterosa giornalista volesse esprimere è un mistero perché 1) Coe sarà stato pure bello, ma che c'entra? o voleva dire bello nel senso "un bell'atleta, completo e prestazionale"? e 2) distinguere tra forma singolare e plurale della parola athlete ai mondiali di atletica e concordarla in modo corretto è meno del minimo (ma forse qui gioca l'emozione di aver di fronte un bell'atleta). Daveblog aggiunge altri spunti.
Ettore Giovannelli e Stella Bruno si dannano l'anima ai box della Formula 1, ma qui fortunatamente molti parlano italiano (perfino Alonso, Niko Rosberg, e ricordate i bei tempi in cui Nelson Piquet mandava italianamente a quel paese Ezio Zermiani?), tranne ovviamente i piloti della Ferrari di lingua non romanza. Giovannelli deve la sua fortuna alla sua conoscenza del tedesco (non so giudicare quanto buona), e ai tempi di Schumacher poteva dialogare col teutonico che mai gli è passato per la testa di esprimersi nell'italico idioma. Ora che a nessuno interessa sentire i motivi dei ritiri di Schumacher junior e Heidfeld, l'irriducibile cronista è in difficoltà, tanto è vero che lui e la sua collega Bruno fanno le domande in inglese ma - novità di quest'anno - le risposte vengono tradotte da un interprete.
“Le scuole dovranno educare istruendo gli studenti e mettere al centro l’alunno-persona: solo così si riduce il rischio che gli istituti diventino progettifici dove si perde di vista la specificità di ciascun ragazzo. Il curricolo diventa più snello e si privilegiano italiano, matematica, storia e geografia a inglese, informatica e impresa. Prima di passare ad altro, infatti, è fondamentale conoscere l’essenziale”. (Sito Ministero della Pubblica Istruzione.)
Così il Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha commentato le nuove Indicazioni per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione presentate in questi giorni al Ministero. Condivisibile il ritorno alle basi (anche se sulla geografia si legga l'interessante contributo di Ilvo Diamanti, a cui aggiungerei: il vostro atlante di qualche anno fai è un documento di storia, più che di geografia), però peccato per tutti questi soldi spesi per cablare le scuole, per acquistare computer in modo che ogni alunno ne avesse a disposizione uno e per formare il corpo insegnante all'uso degli strumenti informatici; davvero peccato per gli investimenti effettuati nel potenziamento degli organici degli insegnanti di inglese, nel loro affiancamento con madrelingua preparati, nella creazione di laboratori linguistici attrezzati, di biblio- e mediateche con testi e film in lingua straniera. Peccato, speriamo non siano soldi buttati.
Nei giorni scorsi, un aereo in partenza da San Diego e diretto a Chicago ha dovuto interrompere le procedure di decollo e ritornare al gate perché un passeggero ha sentito parlare arabo a bordo, si è spaventato e ha chiamato la polizia. In effetti a bordo c'erano diversi iracheni ma, suprema ironia della sorte, erano in California per addestrare i marines in partenza per l'Iraq (Language Log, AbcNews, Daily Herald). Il ritardo è stato tale - la partenza era prevista per le 11 di sera - che il volo è stato annullato e i passeggeri sono stati imbarcati il giorno dopo su un altro volo.
Inutile nascondercelo, dopo l'11 settembre la presenza su un aereo di un arabo in contesto occidentale crea un po' di disagio. È logicamente inspiegabile, ma il timore e la paura si nutrono di pregiudizi, cattiva informazione, stereotipi, non certo di logica e buon senso. La logica ci dice che l'arabo è una delle lingue più parlate al mondo ed è quindi più che probabile sentirlo parlare su un volo, anche interno; che i terroristi (come fa notare Bill Poser su Language Log) possono parlare arabo, ma anche indonesiano, turco, ceceno... tedesco, inglese, francese e naturalmente italiano; e che sarebbe logico che un terrorista non si facesse riconoscere in pubblico.
Ma questa è la logica asettica, in genere preferiamo il ragionamento che generalizza e non distinguere tra lingua, etnia e religione. A qualsiasi latitudine. Se da un punto di vista ancestrale e antropologico è una strategia cognitiva e di difesa, nell'ottica attuale può portare all'isterismo collettivo.