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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia

domenica, 27 maggio 2007
La chiamavano Limonte...

Il Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso si sta spendendo per stringere un'alleanza strategica con la Liguria. Le regioni piccole da sole non ce la possono fare, sostiene, e sul modello delle alleanze bancarie di questo periodo (Intesa-San Paolo, Unicredit-Capitalia) anche le regioni devono unirsi: più peso, potere di intervento e coordinamento, soprattutto per infrastrutture e sanità. Per esempio è giusto, dice Bresso (che è di Sanremo), che le migliaia di anziani piemontesi che trascorrono l'inverno in Liguria abbiano diritto all'assistenza sanitaria anche lì, senza portarsi sacchi di medicinali o ritornare indietro per farsi fare le nuove prescrizioni.

Il modello da seguire è quello di Trento-Bolzano, così ogni regione mantiene le proprie strutture amministrative. In attesa degli sviluppi alcune riflessioni in ordine sparso. Uno: credevo che esistesse già un'istituzione sovra-regionale, che avesse il compito di coordinare le politiche regionali e rendere i servizi uniformi sul territorio, e che questa istituzione si chiamasse Stato italiano, ma evidentemente sono un ingenuo sprovveduto. Due: se consigli, presidenti, dirigenti e funzionari rimangono gli stessi di adesso, dovremo presumere la creazione di figure ad hoc di coordinamento: una consulta, una giunta esecutiva, un panel di esperti, figure di raccordo ecc.

Ma la questione che più mi preme è il nome della futura macroregione. Liguria-Piemonte è banale (e Pesaro-Urbino, o per rimanere in Piemonte Verbano-Cusio-Ossola, o per fare un giro in Germania Schleswig-Holstein?), e si parla insistentemente di Limonte. Intanto la Liguria di una volta (quella dei liguri pre-indoeuropei) comprendeva Italia nord-occidentale e Francia meridionale. Teoricamente potremmo chiamare tutto Nuova Liguria. Oppure, sempre in nome delle sinergie, annettere la Sardegna e magari anche la Val d'Aosta, e chiamare il tutto Repubblica di Sardegna. Questi sì che sono nomi che affondano la loro autorevolezza nella storia, altro che Limonte. Così evitiamo pure che gli abitanti di Limone Piemonte, che è in montagna, si sentano offesi. Per non parlare degli abitanti della nuova regione: Limontesi? Limontini?

Piegùria però...

Postato da: nicpoeta, 27/05/2007 13:50 | link | commenti (1)
semanticamente

lunedì, 21 maggio 2007
Automatic for the people

Non sono contrario alla traduzione automatica, la vedo come interessate ricerca informatica e linguistica. I sistemi di traduzione automatica sono di vario tipo, ma data la mia scarsa preparazione in materia mi manterrò sul vago; credo che lo sviluppo informatico unito allo studio delle lingue appositamente per la traduzione automatica porterà a risultati rispettabili. In ogni caso ci dobbiamo già abituare. Microsoft e altri utilizzano la traduzione automatica e avvertono il lettore quando il tale articolo è tradotto automaticamente (si veda questo esempio); Google lancerà presto il cross language information retrieval, che tradurrà le parole che si cercano in un'altra lingua, e i risultati saranno tradotti nella propria lingua, grazie alla statistical machine translation. (Per chi vuole saperne di più: Global by Design  e le news del Gruppo L10N).

Ho sempre pensato (e spesso detto pubblicamente) che la traduzione automatica può essere utile per avere un'idea generale di un testo in una lingua sconosciuta. Un'idea approssimativa finché si vuole, ma per lo meno un punto di partenza per capire almeno l'argomento. Non immaginavo però che io stesso e questo blog saremmo stati messi alla prova. Ogni tanto qualcuno prova a tradurre un post con Google, ma in questi giorni (e nello stesso giorno) qualcuno si è cimentato con il post Trados vede (e talvolta provvede) (i più maliziosi avranno già capito chi può voler leggere il post in inglese...), usando prima Google e poi un altro sistema che vedremo dopo.

Ecco i primi paragrafi originali, in cui imposto l'argomento del post:

Trados vede (e talvolta provvede)

Questa è la storia di un'avventura che ha come protagonisti un software di traduzione assistita, un suo utente e la blogosfera.

Tre mesi fa il mio SDL Trados 7.1 decide che non è più il caso di funzionare, e si pianta ogni volta che faccio una qualsiasi operazione. Per lavorare sono costretto a riutilizzare il 6.5, con qualche problema, visto che le memorie in 7.1 non possono essere aperte con il 6.5.

Cerco sulla knowledge base del sito di Trados, non trovo nulla, e allora mi decido a contattare direttamente l'assistenza, compilando con diligenza il modulo online. Ricevo immediatamente una risposta: poiché non hai un contratto di assistenza, non possiamo garantirti una tempistica certa per la risposta. Per carità, capisco perfettamente, ma sono in coda e prima o poi sarà il mio turno. Dopo qualche giorno vengo contattato telefonicamente dal support, ma il mio entusiasmo è immediatamente spento quando capisco che è una telefonata che ha lo scopo di vendere il servizio di assistenza. E il mio problema in sospeso? Lo risolveremo, non ti preoccupare.

Ed ecco cosa combina Google:

Wild Poet

Trados sees (and sometimes it supplies)

This is the history of an adventure that has like protagonists a software of assisted translation, a its customer and the blogosfera.

Three months ago my SDL Trados 7,1 decides that it is not more the case than to work, and every plant time that I make one whichever operation. In order to work they are forced to re-use the 6,5, with some problem, inasmuch as the memories in 7.1 cannot be opened with the 6.5.

I try on knowledge the base of the situated one of Trados, I do not find null, and then I decide myself to contact directly the attendance, compiling with diligenza the module online. I receive one immediately answer: since you do not have an attendance contract, we cannot guarantee one to you tempistica sure for the answer. For charity, I understand perfectly, but they are in tail and sooner or later it will be my turn. After some day I come by telephone contacted from the support, but my enthusiasm immediately is extinguished when I understand that it is a telephone call that has the scope to sell the servicing. And my suspended problem in? We will resolve, not to worry to you.

Un inglese ci capisce qualcosa? Forse. Il software è evidentemente in difficoltà con le espressioni idiomatiche e le espressioni fisse (mi sarei aspettato il contrario): vede e provvede, non è il caso di, si pianta, per carità, in coda. Non capisce alcune parole, che sono lasciate in italiano: blogosfera, diligenza, tempistica. Non capisce il "vengo" nel passivo: "I come contacted". Non è in grado di disambiguare alcuni termini nel contesto: sito, nulla, assistenza, modulo. Non riesce a disambiguare "sono" tra prima persona singolare e terza plurale: "[io] sono in coda" = they are in tail.

Visto il risultato alquanto deludente, il curioso lettore inglese ci prova con questo sito, e con questi risultati

It writes poetry Wild

Trados sees (and sometimes provides)

This is the story of an adventure that has like protagonists a software of translation assisted, an its user and the blogosfera.

Three months does my SDL Trados 7.1 decides that is not more the case of to work, and plant every time that I do an any operation. To work I am compelled to re-use 6.5, with some problem, seen that the memories in 7.1 do not be able to be open with 6.5.

I seek on the basic knowledge of the site of Trados, I do not find nothing, and then I decide to contact myself directly the assistance, compiling with diligence the online form. I receive immediately a reply: since you have not a contract of assistance, we cannot guarantee you a timing certainty for the reply. For charity, I understand perfectly, but I am in tail and first or then it will be my shift. After some day I come contacted by phone from the support, but my enthusiasm immediately is extinguished when I understand that is a telephone call that has the purpose of to sell the service of assistance. And my problem in suspended? We will resolve it, do not worry you.

Il risultato pare nettamente migliore. A parte il fantasioso titolo It writes poetry Wild. Permangono i problemi sulle espressioni idiomatiche (piantarsi, per carità), il "vengo" passivo non capito, qualche "chunk" viene inserito indipendentemente dal contesto grammaticale: an any operation, do not be able, purpose of to sell; tre mesi fa diventa "three months does". Ma sito, diligenza, modulo, assistenza, tempistica sono tradotti relativamente bene, e la parte dell'assistenza pare comprensibile. Non l'ho citato qui, ma Riccardo Schiaffino diventa "Riccardo Fling", mentre Google lo lascia non tradotto.

Quello che blocca la traduzione automatica è la creatività di chi scrive: ambiguità semplici per il lettore umano sono insormontabili per la macchina, giochi di parole e metafore diventano un guazzabuglio incomprensibile, parole diffuse ma non presenti nel dizionario interno del software non vengono tradotte (e se un nome o cognome è anche un nome comune, il protagonista da "Bush" diventa un cespuglio qualsiasi). Insomma sembrano esserci due limiti che dovrebbero essere in contrasto tra loro: creatività ed espressioni fisse e idiomatiche. Perché, e questo frega la traduzione automatica, le espressioni fisse tanto fisse non lo sono.

Ma cosa sarebbe successo se avessi scritto un testo non ambiguo e lineare? Ho fatto una prova.

Trados ti controlla (e talvolta risolve i problemi)

Questa è la storia di un'avventura. I protagonisti sono un software di traduzione assistita, un utente e il mondo dei blog. Tre mesi fa il mio software SDL Trados 7.1 cominciò a non funzionare tutte le volte che volevo usarlo. Fui costretto a utilizzare il 6.5 nuovamente, e questo era un problema, poiché le memorie per 7.1 non possono essere utilizzate con il 6.5. Io decisi di fare ricerche utilizzando la knowledge base del sito Internet di Trados; ma non trovai nessun risultato. Allora contattai direttamente il supporto tecnico, e compilai il modulo online. Ricevetti una risposta immediatamente: tu non hai un contatto di supporto tecnico, perciò non sappiamo quando risponderemo alla tua domanda. Lo so, ma ho inserito tutti i dati e riceverò una risposta prima o poi. Alcuni giorni dopo fui contattato telefonicamente dal support, ma purtroppo il support telefonava per vendere il servizio di supporto tecnico. Io domandai: quando risolverete il mio problema? Mi risposero: risolveremo il problema presto.

Google:

Trados controls to you (and sometimes it resolves the problems)

This is the history of an adventure. The protagonists are a software of assisted translation, a customer and the world of the blog. Three months ago my software SDL Trados 7,1 began not to work every time that I wanted to use it. I was forced to use the 6,5 newly, and this was a problem, since the memories for 7,1 cannot be used with the 6.5. I am decided to make searches using knowledge the base of the situated Internet di Trados; but I did not find no result. Then I contacted the technical support directly, and compiled the module online. I received one immediately answer: you do not have a contact of technical support, therefore we do not know when we will answer to your question. I know, but I have inserted all the data and I will receive one sooner or later answer. Some days after I was contacted by telephone from the support, but unfortunately the support it telephoned in order to sell the service of technical support. I asked: when you will resolve my problem? They answered to me: we will resolve the problem soon.

FreeTranslation.com di SDL:

Trados monitors you (and sometimes resolves the problems)

This is the story of an adventure. The protagonists are a software of translation assisted, an user and the world of the blog.  Three months does my software SDL Trados 7.1 began not to work all the times that I wanted to use it. Fui compelled to use 6.5 again, and this was a problem, since the memories for 7.1 cannot be used with 6.5. I decided to do searches using the basic knowledge of the internet site of Trados; but I did not find not any result.  Then I contacted directly the technical support, and I compiled the online form.  Ricevetti a reply immediately: you have not a technical contact of support, so not sappiamo when we will answer to your question.  I know it, but I introduced all of the data and I will receive a first reply or then. Some next day fui contacted by phone from the support, but unfortunately the support telephoned to sell the technical service of support. I asked: when you will resolve my problem?  They answered me: we will resolve the problem soon.

In questo caso Google sembra migliore, non lascia nulla di non tradotto, mentre FreeTranslation.com ha qualche problema con i passati remoti, ma entrambe le versioni sono molto più chiare, per quanto necessitino di qualche modifica. Entrambe suonano piuttosto rigide (stile esercizio scolastico), ma credo che il senso si capisca abbastanza bene. Va comunque detto che il testo semplificato è tarato su Google, mentre FreeTranslation.com dice: questo è il risultato automatico, se non sei soddisfatto ci sono opzioni a pagamento o la traduzione umana.

Il primo passo per avere una traduzione automatica decente sta nello scrivere bene il testo da tradurre. "Bene" è un concetto relativo allo scopo del testo: senza ambiguità e facendo in modo che il dizionario del software contenga le parole del nostro settore. Non è così facile scrivere senza ambiguità perché per noi è sempre chiaro che "egli chiese" è passato remoto di chiedere e non plurale di "chiesa", ma per la macchina no.

Posso immaginare che testi tecnici, grammaticalmente semplici e non ambigui, potranno (possono?) essere tradotti in maniera decente, se i ricercatori si concentreranno su microlingue e non su macrotraduzioni.

Postato da: nicpoeta, 21/05/2007 21:27 | link | commenti (4)
semanticamente, intraduzioni

mercoledì, 16 maggio 2007
Metafisica del redattore

È uno dei mestieri più desiderati e più invidiati, quello del redattore in una casa editrice. Un desiderio che nasce dall'amore per la lettura e per il libro, per l'oggetto fisico d'inchiostro e carta, e per il senso o l'anima che questo contiene, quasi che il saper fabbricare il fisico porti sulla strada del metafisico. Questo fa il redattore: come un'ostetrica, e quindi maieuticamente, fa nascere il libro, assistendo la madre-autore a metterlo al mondo. Precarietà, tempistiche ridotte, budget all'osso, difficoltà dei rapporti con autori e collaboratori sono l'inderogabile memento del mondo fisico.

Se il libro è un essere che nasce, è possibile trovare una metafisica sottesa al suo concepimento e alla sua venuta alla luce? Ilario Bertoletti tenta una risposta in Metafisica del redattore (Edizioni ETS,  2005,  8,50 euro), sottotitolo Elementi di editoria. Scritto con dotta ironia, il libricino (è un piccolo best seller della Fiera del libro di quest'anno) si articola nei capitoli "Architettonica del libro"; "Il redattore, un ateo-credente"; "Il correttore, o dell'ombra"; "Paradossi della punteggiatura"; "Dialettica delle note"; "Virtù degli indici"; "La quarta di copertina. Uno colpo d'occhio escatologico".

In esso viene raccontata la diuturna lotta con l'autore, in cui il redattore fa ricorso a un gergo da malavitosi, a volte usato per confondere: gabbia, codina, vedova, orfana, unghia, ma più spesso per raggiungere il distacco, l'estraneazione che l'autore-patrigno (perché l'autore è madre e padre, matrigna e patrigno) non può avere, per diventare "disinteressato maieuta della cosa stessa (pag. 18)".

Ci viene presentato il correttore di bozze, figura che vive ai margini, nell'ombra, che "non recrimina, non alza la voce, non anela al palcoscenico del frontespizio (pag. 22)". Il suo nemico è l'errore, disgrazia metafisica e catastrofe ontologica. Il suo sogno è la "sprezzatura" dell'impaginato, elegante perché indifferente ai clamori e alle lusinghe dell'inchiostro.

La metafisica particolarmente si attaglia al ruolo del redattore, ci ricorda Bertoletti: il "redattore" delle opere di Aristotele, Andronìco da Rodi, designò con metà tà physiká (dopo la fisica) gli scritti sulle cause prime, perché collocati dopo i libri della "Fisica", e coniò la parola "metafisica".

Mezz'ora di letizia, in compagnia di bozze, indici (anche di traduttori) e filosofi, in attesa di etica, estetica e, perché no, politica della redazione.

Postato da: nicpoeta, 16/05/2007 21:18 | link | commenti
riletture

mercoledì, 09 maggio 2007
Attenzione: questo è un blog!

Tesi, tesine e relazioni riportano sempre più sitografie e sempre meno bibliografie. A scuola, gli studenti quando non fanno una ricerca si giustificano dicendo: non funzionava Internet. È l'era digitale, bellezza. È quando su una classe di 100 persone solo due alzano il braccio per risponderti che sì, hanno visto Harry ti presento Sally (e una terza si chiede: ma è quel film dove lei finge l'orgasmo?). Anzi, è la vecchiaia, che è un po' analogica.

Io non sono contro l'era digitale, sennò non sarei qui, e lo dimostra anche il fatto che ormai non so più scrivere a mano. Però sono per fare attenzione alle fonti, in Internet come nella vita. Perché questo blog non è una fonte attendibile per certi tipi di argomenti, almeno quando scherzo e faccio l'ironico. Ecco la storia: incuriosito dalla parola "esaudiente", scrivo il post Una spiegazione esaudiente. Le visite lievitano a vista d'occhio, e qualcuno comincia a crederci. Sul forum WordRefence qualcuno mi cita dicendo che ho proposto un'ipotesi di neologismo televisivo mutuato dallo spagnolo. E questo perché io dico che l'ho sentito la prima volta da Natalia Estrada!

Poi decido di insistere e in Parole di fatto invento una definizione e dal contesto mi pare che si capisca che stia scherzando (per quanto, ammetto che la definizione abbia una sua eleganza e plausibilità lessicografica), ma su questo forum qualcuno cita la definizione come se si trattasse di un dizionario vero. Poi per fortuna qualcun altro si accorge dello scherzo.

Ci sono siti autorevoli e siti di scalzacani, i motori di ricerca triturano tutto e talvolta ti fanno vedere cosa vogliono loro. Gli insegnanti e i docenti dell'era digitale dovranno insegnare agli alunni come usare Internet per le ricerche, così come insegnano loro l'utilizzo dei dizionari o li accompagnano in biblioteca.

Per quella che è la mia esperienza, concordo appieno con il già citato Grant Barret sulla ricerca in rete:

...it supposes that people who need a word defined will simply turn to a search engine to find a definition. If that's the case, then I think we're not there yet. Folks are still awful at crafting search queries. They misspell them. They phrase them as a question ("what does gleeking mean?") instead of using special queries ("define:gleek"). Neither of those, by the way, return a good answer in Google.

Io aggiungerei: che cercano una definizione e anche una traduzione. Alcune delle persone che arrivano qui cercano stringhe come "traduci canzoni di elton john", "patronimici cos'è", "perché i led zeppelin si chiamano così", "traduttore inglese italiano per parolacce", "tradurre "verde" in sanscrito", "aqualung termine inglese deriva da". Tuttavia, finché le parole sono presenti in un sito, uno può usare sistemi di ricerca ingenui, sicuramente non trova quello che gli serve, ma da qualche parte va a parare. Ma quando è Google a inventarsi i collegamenti la situazione si fa paradossale. Un po' di tempo fa qualcuno è finito qui con la seguente stringa

qual'è il sito per trovare le foto di catherin bell

ora, "Catherine (con la e) Bell" non compare mai in questo blog (ovviamente compaiono le singole parole in ordine sparsissimo), ma com'è possibile che all'epoca e almeno per un giorno questo blog fosse il primo sito elencato da Google? Forse l'onnipresente motore di ricerca ha letto nella mia testa, visto che sono un fan dell'operativa Catherine, il colonnello MacKenzie di JAG a cui tutti i militari vorrebbero obbedire. Per cui non fidatevi di me, di Google, e non venite a cercare qui le traduzioni delle canzoni di Elton John.

Postato da: nicpoeta, 09/05/2007 20:42 | link | commenti (1)
dizionari visionari, intraduzioni

sabato, 05 maggio 2007
Notte bianca, rosa, rossa

Mai dimentichi del panem et circenses, gli amministratori locali regalano ai propri concittadini le notti bianche (meglio se in prossimità delle elezioni): musei aperti tutta la notte, concerti, spettacoli di vario genere, cittadini e forestieri che invadono festanti i centri delle città (memorabili le notti bianche olimpiche a Torino). Notte bianca perché in bianco, cioè non si dorme, si dirà. Ma la fervida fantasia di amministratori et al. ha dato vita anche a notti rosa e rosse.

La notte rosa è, come dice l'aggettivo, dedicata alle donne, e in subordine all'amicizia e ai rapporti. Rosa come romanzo e stampa rosa. Rosa perché è il colore delle bambine contrapposto all'azzurro dei maschietti. Deve aver pensato a questo chi da Valanga azzurra ha coniato Valanga rosa, scherzando sul doppio ruolo di azzurro maschio/squadra italiana di sci, però dovremmo dire le rosa e non le azzurre. Ardito passo avanti è stato compiuto con l'invenzione di Setterosa contrapposto a Settebello, nella pallanuoto.

La notte rossa è forse la creazione più recente, che non c'entra con Burroughs o con il film La Notte Rossa del Falco, ma con il vino: nel cuneese si sono inventati la Notte rossa del dolcetto.

Per tornare a notte bianca e all'origine dell'espressione, questo è quanto ci dice lo Zingarelli 2007 di notte bianca:

insonne (i cavalieri medievali nella notte precedente l'investitura vegliavano vestiti di bianco, in segno di purezza).

Postato da: nicpoeta, 05/05/2007 15:59 | link | commenti
semanticamente