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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
La Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Pisa ha organizzato due giornate di studio dedicate alla traduzione che si terranno l'1 e il 2 marzo. Le due giornate, dal titolo "Qual è la parola? Traduzione tra Immagine e Linguaggio", si articoleranno in una conferenza e in una serie di workshop. Programma e informazioni sono presenti sul sito della scuola.
Venerdì 2 marzo terrò il workshop "Traduci come mangi - La traduzione alimentare: aspetti lessicali, culturali e gestionali".
Una nota società che gestisce l'emissione di carte di credito sta mandando ai suoi clienti una brochure per pubblicizzare nuovi servizi e nuove carte di credito. Tra i vantaggi per chi sceglie i servizi ci sono anche sconti su traduzioni grazie a un:
consorzio con 310 sedi in 32 Paesi..., è il maggior gruppo internazionale per la formazione linguistica, certificato UNI EN ISO 9001:2000. Ti offre: 10% di sconto sulle tariffe standard per i servizi di traduzione di testi tecnici, scientifici, legali e commerciali; copywriting in lingua straniera per mailing all’estero, testi urgenti, traduzioni asservite...
È mia opinione che le traduzioni asservite siano il massimo servizio che si possa offrire in campo linguistico: una traduzione completamente piegata (asservita, appunto) al volere del cliente. Diteci cosa volete che scriviamo, e noi lo facciamo. (Se non ci credete guardate qui.)
Non posso credere che questa cosa sia stata scritta da un'agenzia di traduzione, più probabile che il correttore ortografico automatico ci abbia messo lo zampino, forse qualche impaginatore burlone. Per quanto mi riguarda, continuo a preferire le traduzioni asseverate.
C'è un'espressione idiomatica americana piuttosto curiosa, to go postal, che vuol dire perdere le staffe a tal punto da poter diventare violento. Secondo Word Spy:
Postal workers are the archetypal pissed-off employees. That reputation began on or about August 20, 1986, when a disgruntled postal worker opened fire on his co-workers, killing 13 of them. Over the next seven years, there were nine more such incidents involving postal workers, and a total of 34 people were killed.These gruesome statistics are the source not only of postal workers' violent reputation, but also of the phrase go postal that is still used today with dark humor.
Senza arrivare agli eccessi degli impiegati che hanno portato al conio dell'espressione, anche l'animalista Pamela Anderson has gone postal, quando Kentucky Fried Chicken ha proposto l'emissione di francobolli con l'effigie del proprio fondatore. Ennò, ha scritto la mai doma Pam al Postmaster General (di cui immagino lo stupore nell'aprire la missiva), il modo disumano in cui KFC tratta i polli è contrario al sentire di molti cittadini americani. Delizioso il titolo di MSNBC: Pam Anderson goes postal over stamp.
La lingua inglese è ricca di espressioni che indicano arrabbiatura a vari stadi come to blow your stack, to flip your lid, to lose your cool, to get steamped up, in cui la rabbia è concettualizzata come un fluido riscaldato in un contenitore, o jump down your throat, in cui la rabbia è un comportamento animale (qui interessante articolo in pdf). to go postal, invece, sembra sfuggire a spiegazioni metaforiche di questo tipo e rientrare nella tipologia to go bananas, to go bonkers, to run amok.
In italiano potremmo dire "impostalizzarsi"? "Impostalirsi"? Pensateci dopo una coda di due ore per una raccomandata, e poi fatemi sapere.
Evidentemente deve essersi accorto che con l'ingresso dei nuovi paesi nell'Unione europea potrebbero essere necessarie 506 combinazioni di traduttori e interpreti, visto che Maurice Druon, segretario della Academie Française, ha fatto la proposta che ha fatto. Ha detto ai giornalisti al Parlamento europeo (per approfondimenti qui e qui):
Actuellement, nous avons 23 langues officielles au sein de l'UE, c'est une véritable Tour de Babel. Nous avons besoin d'une langue de référence pour tous les textes judiciaires, et nous pensons que ce doit être le français pour sa précision et sa rigueur ... Nous sommes ici pour faire du 'lobby' (sic) en faveur de notre langue.
Attualmente ci sono 23 lingue ufficiali, tutte rappresentano le culture e le sensibilità nazionali, ma per le comunicazioni equivalgono a una Babele; per quanto riguarda l'interpretazione dei testi, il francese è la lingua più autorevole in campo giuridico per precisione e rigore, perché deriva dal latino, la lingua del diritto romano, e fu la lingua del codice napoleonico, sostiene l'accademico francese. Il Times on Line descrive problemi di interpretazione linguistica in varie lingue di una questione relativa al potere del parlamento.
Quanto alle altre lingue, l'italiano va bene per le canzoni, il tedesco per la filosofia e l'inglese per la poesia. Però lo stesso Druon si è messo a ridere dopo essersi accorto di aver usato la parola inglese lobby per spiegare il motivo della sua presenza al Parlamento europeo.
Oltre ad avere solo 5 fonemi vocalici (e non 7 come in altre parti d’Italia), l'italiano piemontese si distingue per un’espressione che suona strana a orecchie forestiere: solo più. Ho solo più 1000 parole da tradurre, ci sono solo più 2 panini, il piemontese non può fare a meno d’utilizzarla. Come molti termini dialettali o di origine dialettale essa colma un vuoto semantico o lessicale della lingua nazionale standard e si insinua nei discorsi anche dei parlanti colti e di coloro che non parlano il dialetto. Troppa fatica dire: mi rimangono soltanto 1000 parole, (non) restano (che) 2 panini, checché ne dica l’Accademia della Crusca, che la bolla come “idiotismo piemontese”.
È la traduzione del piemontese mach pì; consultando il dizionario Gribaudo troviamo l’espressione sotto mach = soltanto, solamente. Gribaudo riporta l’esempio mach pì sent, tradotto “solo più cento”, una specie di serpente che si morde la coda. Tra i piemontesi celebri ne fanno sfacciato uso Luciana Littizzetto, per esempio in questo articolo sulle sue imprese da tedofora, e qualche volenteroso cronista del TG3 Piemonte.
Molti ignorano che solo più ha partecipato anche a un film. Mach π 100 (Italia 1987, col, 106') è la storia di due cadetti dell’Accademia Navale che gareggiano nelle regate e si contendono l’amore della brava Rosita Celentano. Il titolo si riferisce alla festa d’addio degli allievi dell’ultimo corso ed è la trascrizione scherzosa di mach pi, per indicare che mancano solo più 100 giorni alla fine degli studi.
Per capire le cose italiane spesso mi rivolgo alla stampa estera, che molto spazio ha dedicato alla vicenda Veronica Lario – Silvio Berlusconi. Mi limiterò a segnalare un articolo del Guardian, che nonostante la lucida disamina dei fatti, si fa notare soprattutto per il titolo:
Scusi is the hardest word: Berlusconi's wife forces him into a public apology.
Il quotidiano britannico gioca con il titolo di una canzone del 1976 di Elton John, Sorry seems to be the hardest word (qui su YouTube), ma incappa in un errore di traduzione: quello scusi sembra un po’ buffo. O il Guardian voleva indicare che i due coniugi sono ormai separati al punto da darsi lei?
Ho sentito diversi giornalisti sottolineare che la risposta di Berlusconi contiene la parola bagattella, con due t, grafia da tali giornalisti considerata errata. Errore non è, basta aprire un qualsiasi dizionario della lingua italiana, però un commento mi è davvero piaciuto: l’estensore della lettera di risposta (forse Giuliano Ferrara?) avrebbe sbagliato di proposito la grafia per dimostrare che la lettera era davvero scritta dell’ex presidente del consiglio. Geniale!
Questo ci porta a un principio fondamentale della filologia e dell’edizione critica, il metodo della lectio difficilior (“lezione più difficile”). Secondo Lorenzo Renzi, tra due lezioni, se una è più semplice e una più difficile, quella che va preferita è quella più difficile. Anche se può sembrare strano, una lezione più difficile dà normalmente origine a una più facile e non viceversa. Quando si copia un documento è possibile che fonema diventi fenomeno, dantista dentista, filologia filosofia, ma non il contrario.
Dunque l’arguto redattore dell’amorosa epistola avrà pensato che nella ricostruzione dei documenti e della vicenda, gli esegeti della comunicazione politica avrebbero notato l’errore, e come nel caso di dantista/dentista avrebbero attribuito la lettera a chi, per scarsa dimestichezza con i dizionari, avrebbe potuto fare l’errore e non a qualche suo erudito collaboratore. Ma se l’errore non c’è?