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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia

domenica, 23 luglio 2006
Giocare con Trados

Presente nelle versioni 5 e 5.5 di Trados, il WorkSpace non ha avuto molto successo, tanto da essere abbandonato nelle versioni successive (alzi la mano chi l’ha usato almeno una volta). Nelle intenzioni della Trados doveva essere:

WorkSpace is the main TRADOS 5.5 interface. It is a task-based environment for creating and managing translation projects and it provides direct access to all TRADOS 5.5 utilities and tools. WorkSpace supports the translation process by providing a range of tasks that are grouped according to WorkSpace roles and the components installed.

Ora che è stato consegnato all’oblio, ha trovato finalmente una sua utilità. Luis Lopes sul blog Trados / SDL spiega come utilizzare il WorkSpace per giocare a WorkSpace Invaders.

1. Lanciate il WorkSpace.

2. Inserite nella barra degli indirizzi un indirizzo di un sito Web qualsiasi (suggerimento: http://poetaselvaggio.splinder.com).

3. Ritornate all’ambiente di WorkSpace con la freccia “Back”.

4. Inserite “WorkSpace Invaders” (senza virgolette) nella barra degli indirizzi.

5. Cliccate sulla freccia “Forward”.

6. Il gioco è lanciato!

Vi troverete in un simpatico ambiente rétro, dove schiere di mostriciattoli verdi cercheranno di distruggere la vostra astronave.

Postato da: nicpoeta, 23/07/2006 15:11 | link | commenti
intraduzioni

mercoledì, 19 luglio 2006
Poliòpoli, ovvero lo scandalo dei suffissi

Il bubbone era scoppiato all’improvviso, fetido e purulento, inaspettato, nonostante i visibili prodromi che alcuni avevano già individuato.

Tutto era nato agli inizi degli anni novanta, quando un gruppo di giornalisti (o forse giudici, era passato troppo tempo perché si potesse ricordare) coniò il termine tangentopoli. Era la città delle tangenti, un po’ come baraccopoli e tendopoli erano città fatte di baracche o tende. Poi qualcuno aveva pensato che quel suffisso di origine greca poteva essere per l’italiano quello che gate era per l’inglese, che da Watergate aveva generato Irangate (e perfino un apocrifo Lewinskygate), ma l’italica genialità, memore di Totò che in Totò, Peppino e la… malafemmina nella celebre scena della lettera abbondava in punteggiatura perché “Che non dica che noi siamo provinciali, siamo tirati”, aveva partorito sanitopoli, concorsopoli, bancopoli, calciopoli, moggiopoli, e un insuperato vallettopoli. A quel punto la crisi era vicina.

In un afoso pomeriggio di luglio un blog pubblicò un post dal titolo: lo scandalo dei suffissi. Era deflagrata poliòpoli.

Postato da: nicpoeta, 19/07/2006 14:29 | link | commenti (1)
semanticamente

sabato, 15 luglio 2006
Maiuscole antagoniste

L’Alcova è un centro sociale occupato in corso San Maurizio a Torino. Sgomberato in passato, è stato recentemente ri-occupato. Nella zona sono stati affissi dei piccoli manifesti che raccontano la ripresa dell’attività e che riproducono una testata chiamata Gazzettino di Vanchiglia. Cito le frasi iniziali:

Come promesso, l'Alcova è tornata ad aprire i battenti. Nonostante gli sgomberi e le minacce delle Istituzioni, nonostante la repressione poliziesca, e le bugie dei giornalisti la casa ri-occupata ai Giardini Reali riprende a vivere e a organizzare iniziative.

Essendo interessato più alla forma linguistica che alla sostanza sociale, politica, ideologia ecc. non ho potuto fare a meno di notare Istituzioni con la “i” maiuscola, uso un po’ strano per chi le istituzioni vorrebbe criticare, e forma che raramente si trova perfino nei siti delle istituzioni medesime (si veda per esempio questa ricerca sul sito della Corte costituzionale). È come se il redattore subisse ancora un influsso linguistico remoto di stampo quasi ottocentesco o come se la maiuscola fosse emersa da un passato di professoresse di italiano un po’ pedanti.

Si dirà: si tratta in realtà di un uso ironico, di una presa in giro della tracotanza istituzionale. Non ne sono troppo convinto e per due ragioni: ci sono altri modi per veicolare l’ironia, magari con le virgolette o con espressioni tipo “le cosiddette Istituzioni con la i maiuscola”; la seconda ragione è che la frase che ho citato è presa dal manifesto, ma sul sito che riproduce il comunicato la maiuscola non c’è, anche se ricompare qualche riga sotto. Sembrerebbe quindi che il redattore, preparando il testo per la stampa, abbia voluto uniformare e correggere una forma minuscola che riteneva sbagliata.

Postato da: nicpoeta, 15/07/2006 17:49 | link | commenti (2)
semanticamente

domenica, 09 luglio 2006
Semicupio dissolvi

Forse non tutti sanno cos’è un semicupio: si tratta di una vasca da bagno corta in cui ci si fa il bagno stando seduti, parzialmente immersi nell’acqua. Probabilmente qualcuno la chiama “vasca corta, vasca piccola”. Il termine è riportato dai dizionari, che ci dicono che risale al 1698, e deriva da cupa, “botte”.

Ma il De Mauro va oltre, e presenta un omografo che ha il significato di “persona che mostra tendenze omosessuali; bisessuale”. I lettori piemontesi avranno già capito che la parola deriva da cupio, vocabolo dialettale che significa “omosessuale”, di etimo incerto. Pur non avendo fatto ricerche approfondite, ho la sensazione fortissima che la parola sia inventata, sia per la fusione di un prefisso italiano con un parola dialettale sia per la definizione, e che sia stata inserita da qualche redattore burlone.

Postato da: nicpoeta, 09/07/2006 16:21 | link | commenti (3)
dizionari visionari

mercoledì, 05 luglio 2006
Falsi amici ai calci di rigore

Parlando della sconfitta ai calci di rigore contro il Portogallo, il commissario tecnico della nazionale inglese Sven Goran Eriksson ha affermato:

It was the biggest delusion because I was convinced we could play in the semi-final, maybe the final. (The Sun Online)

The Independent commenta:

His command of the English language has long been imperfect, but Sven Goran Eriksson’s last great malapropism as England manager may yet prove to be his most pertinent. “The biggest delusion,” was how he described defeat to Portugal. Not quite what he meant to say, but you could not help but nod in agreement.

Beppe Severgnini fa notare l’errore: Eriksson avrebbe dovuto dire biggest disappointment, “la più grande delusione”, perché delusion è “illusione”. Chissà se pensando alle delusioni si è inserita la lingua italiana parlata in passato, e uno svedese che parla inglese ha usato un false friend tipicamente italiano. (O magari intendeva proprio illusione...)

Postato da: nicpoeta, 05/07/2006 20:21 | link | commenti
intraduzioni

sabato, 01 luglio 2006
Milwaukee non è Carrapipi

Guest blogger: Gianni Davico

 

Inauguriamo la rubrica Guest blogger con Gianni Davico, che racconta le sue impressioni sulla quarta conferenza della ALC, la Association of Language Companies, che si è svolta a Milwaukee dal 21 al 24 giugno.

 

Come dice il giornalista Bobby Tanzilo, americano di quarta generazione che ha riscoperto l’Italia e l’italiano, lingua dei padri che nemmeno i genitori parlavano più (e, tra parentesi: curioso e denso di sviluppi l’incontro di un piemontese innamorato dell’America con un americano innamorato del Piemonte), Milwaukee viene spesso considerata dagli americani come la città di Happy Days, delle breweries e di poco altro ancora. Ma, forse – ho detto forse! – non è tutto qui.

Per pochi ma densi giorni (21-24 giugno 2006) questa città del Midwest ha infatti ospitato la quarta conferenza annuale della ALC, la Association of Language Companies di cui la nostra società fa parte, non a caso intitolata (autoironicamente?) Brewing Up a New Vision. In America esistono diverse associazioni che tutelano gli interessi delle aziende operanti nel settore dei servizi linguistici. Tra queste, la ALC è quella che più si addice a chi ha come obiettivo principale la crescita della propria azienda, perché se non bisogna mai perdere di vista l’oggetto del nostro lavoro – la parola scritta –, occorre allo stesso tempo essere consapevoli del fatto che qualunque azienda senza utili non ha futuro.

Tra gli interventi mi ha colpito (in negativo) quello – tipicamente yankee – di Walter Bond, un ex giocatore della NBA ora convertito a motivational speaker, che ha intrattenuto per oltre un’ora i partecipanti con un discorso che potremmo definire di carattere religioso ma senza la religione. Tra le attività richieste ai presenti: andare a stringere la mano, sorridendo, a tre perfetti sconosciuti dicendo loro: “No one can stop you but you!” Now figure this.

Ma non sono mancate le sessioni concrete e dense di significato: una presentazione di Teresa Marshall, Localization Manager di Google, ha messo in luce i criteri usati da questo motore di ricerca per la localizzazione dei suoi servizi, e le implicazioni che ciò può avere per chi opera nel nostro settore. Si è poi parlato di stato dell’arte nella tecnologia applicata alle traduzioni (tema che per noi riveste un’importanza strategica almeno pari all’aspetto linguistico – e allora come mai continuiamo a dirci che dovremmo diventare più esperti nell’uso di questo o quel programma, salvo poi rimandare e sperare che gli stessi comportamenti portino a risultati differenti?). Un seminario interessante è stato condotto sul family business: numerose aziende tra le presenti alla conferenza sono infatti gestite da membri della seconda generazione, e in alcuni casi anche dalla terza. A chiudere il cerchio il fatto che la relatrice, Donna Gray (be’, la foto ricorda un po’ troppo da vicino Mrs. Doubtfire), è di origine italiana.

Tutti i giorni della conferenza sono stati naturalmente accompagnati dall’attività tipica di questo genere di eventi: il networking. È molto interessante, e fruttuoso, conoscere colleghi nuovi o incontrarne dei vecchi, scambiare pareri sul settore e sull’attività, anche semplicemente bere una birra in compagnia. Ma il tema caldo per eccellenza di questo periodo è l’M&A, le fusioni e le acquisizioni. È in atto infatti un consolidamento nel settore delle traduzioni, per cui i grandi attori cercano di diventare ancora più grandi per non farsi raggiungere dai player medi. È pensabile che questo movimento continui ancora per un paio di anni almeno, fino a quando l’industria della traduzione non raggiungerà la stabilità (data, credo, dal fatto che non ci sarà più posto per new entries tra i big del settore).

L’ultima attività della conferenza non poteva essere che un MicroBrewery Tour – come dire che i luoghi comuni nascono pur sempre da un fondamento di realtà. O magari sarebbe il caso di chiedere a Luca Goldoni, autore di un magnifico (e purtroppo esauritissimo) Viaggio in provincia, spiegazioni su che cosa significa vivere in un luogo comune. Lui chiederebbe agli abitanti di Canicattì quale effetto fa vivere in un modo di dire. E loro risponderebbero: “Ma che modo di dire, qui è un modo di esistere: mica siamo a Carrapipi”.

 

Gianni Davico è socio fondatore di Tesi & testi, società di traduzioni con sede a Torino. Ha pubblicato L'industria della traduzione. Realtà e prospettive del mercato italiano e diversi articoli sul mondo della traduzione.

Postato da: poetaselvaggio, 01/07/2006 16:13 | link | commenti
intraduzioni