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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Cordialmente benvenuti al modo 2005/06 di Depeche “facendo un giro accumulazione di vendita di angelo” - serie esclusiva compresa del Ticker-Supporto. Tutti gli articoli in questo catalogo sono articoli ufficiali esclusivi del ventilatore e di sotto immediatamente in linea:
[url] ordinabile. Qui avete la possibilità della carta di credito, ELV, PayPal, di contanti d’ordinamento sulla consegna o sul vorkasse. _o trasmett semplice ampliare out ordine scheda indirizzo specific là. Con vorkasse, fissi prego un assegno o trasferisca l’importo al cliente indicato sulla scheda di ordine. Se gradiste piuttosto ordinare per telefono, raggiungete la nos-tra linea sotto: [numero di telefono] (centesimo 12 dal distacco la rete fissa.) Tutti gli articoli sono trasportati senza spese di spedizione supplementari. Molto divertimento con l’esposizione!!!!
Testuale. Da un catalogo ricevuto entrando al concerto dei Depeche Mode al Forum di Assago. Se proprio non si può fare a meno di usare il traduttore automatico per tradurre dal tedesco, si dovrebbe almeno evitare di sbagliare il nome del gruppo.
Sabine Cretella ha pubblicato sul suo blog un post sulla possibilità di tradurre un file segmentato di Trados con OmegaT. La cosa mi sembra interessante più da un punto di vista filosofico che pratico, perché richiede molti passaggi e soprattutto un’approfondita conoscenza dei CAT. Se devo essere sincero, allo stato attuale OmegaT, più che risolvere alcuni problemi (l’acquisto di Trados prima di tutto), ne crea altri, come la conversione dei formati con OpenOffice e l’impostazione di regole di segmentazione ad hoc; soprattutto, Sabine ammette che non esiste la possibilità di ignorare il testo nascosto, per cui ogni segmento è doppio e bisogna tradurre solo il secondo. In file lunghi e strutturati mi pare un’impresa improba, per non parlare del guazzabuglio che può diventare la memoria. Non va inoltre ignorato il fatto che qualcuno deve mandarti i file già segmentati, ma per questo probabilmente basta la versione demo di Trados. La mia regola minima è: se una procedura per impostare una traduzione richiede più tempo della traduzione stessa e non apporta vantaggi futuri, non vale la pena di seguirla.
Va detto che se l’xml diventerà il formato standard della documentazione, l’utilizzo di OmegaT potrà aumentare, anche se è probabile che alcune aziende utilizzeranno strumenti propri.
Heartsome e DéjàVu, tra gli altri, fanno della possibilità di tradurre i file segmenti di Trados una leva di marketing. Il loro messaggio di fondo è: potete comprare un CAT che vi piace, che funziona bene, senza essere limitati nella possibilità di accettare lavoro per cui vi viene richiesto Trados. Nessuno però dice – almeno per quel che risulta a me – che si può fare anche in Transit.
Occorre segmentare il file da tradurre con la funzione Traslate di Trados, dopodiché si importa come file di Word avendo cura di selezionare l’opzione per nascondere il testo nascosto. Dopo l’importazione ogni segmento è delimitato da due cancelletti che segnalano la presenza di testo nascosto, ma che sono assimilabili a due tag qualsiasi. Si traduce, si esporta, e si ottiene il file segmentato e tradotto. Se poi avete già una memoria Trados, la convertite in tmx, la importate in Transit e la usate come materiale di riferimento di progetto. Ma per far questo bisogna avere Trados...
Il primo carnival of blog translation (festa della traduzione dei blog?) si terrà il 28 febbraio. Liz Henry su ALTALK BLOG spiega i dettagli:
On the day of the Carnival, a participant translates one post by another blogger, and posts it on her own blog with a link to the original.
A me pare di capire che sia solo per traduttrici (“her own blog”, “she would need to email me”), ma visti i commenti di alcuni traduttori potrei entrarci anch’io.
Un blog carnival è un post che raccoglie una serie di post su un determinato argomento, potete trovare alcuni esempi su Blog Carnival. (Via Languagehat.)
Imagine going out to dinner at a nice restaurant with a large group of friends under the assumption that at the end of the night, you will all split the bill. The menu contains a wide range of choices, from an inexpensive but plain pasta dish to and extravagant filet mignon. If everyone orders a fancy meal, it will be an expensive night all around, so naturally you’d be doing everyone a favor by ordering the pasta. On the other hand, if you get the steak and your friends make do with pasta, you will have a great meal at something close to half the price. More to the point perhaps, if you don’t order the steak and your friends do, you may well end up paying a great deal for a lousy bowl of spaghetti. The question, of course, as you all sit there contemplating your choices, is how much do you care about your own selfish pleasure versus the welfare of friends?
Duncan J. Watts, Six Degrees, The Science of a Connected Age, pagina 202.
Quindi se siete in tanti (e fate alla romana) e siete in dubbio se prendere un piatto in più o uno più caro, vi conviene senz'altro farlo.
Si tratta del diner’s dilemma, un caso tipico di dilemma sociale: alle persone (o alla maggior parte di esse) viene richiesto di contribuire al bene comune (in questo caso mangiare più o meno tutti la stessa cosa) invece di scegliere alternative più semplici, vantaggiose o anche solo egoistiche (bistecca invece della pasta).
Benjamin Zimmer su Language Log arriva un po’ in ritardo rispetto a Poeta Selvaggio, ma interviene con la consueta competenza e ironia. Cita, tra gli altri, Strategic Name Development, un blog di consulenti di naming che elenca alcune regole per la traduzione dei nomi di città, e il Wall Street Journal, che riassume la storia del nome della città:
The irony is that Turin isn't an anglicized form of Torino at all. The area around the city was first settled by Celtic tribes in the third century B.C., and the name Turin derives from the Celtic word "tau" for mountains. Torino is the Italian derivation, and happens to mean "little bull." The city was known as Turin when it became the first capital of the Kingdom of Italy in 1861.
E conclude:
So there's some fodder for those of you who would like to buck the tide and stick to Turin: it has a longer history than Torino and even has the seal of approval from speakers of Piemontese (which is actually not a "dialect" but a language distinct from both Italian and French). But if you're fetishizing authenticity and want to pronounce Turin the Piemontese way, give it final-syllable stress… American Heritage and Random House corroborate my sense that the preferred pronunciation in English is TURin.
In realtà anche il New Oxford Dictionary of English, il Ragazzini 2006 e l’Oxford Paravia riportano la pronuncia /tju’rin/.
Chissà se TURin (o TuRIN) inglese e TuRIN piemontese sono la stessa parola (per non parlare della stessa città).
Per fortuna ogni tanto qualcuno mi dà ragione. Qualche tempo fa avevo parlato dei problemi di localizzazione dal gattese, sostenendo che i gatti parlano una variante di gattese a seconda della nazione in cui vivono. Oggi in autobus la mia attenzione viene attirata da un articolo su Leggo Torino della mia vicina di posto. Incuriosito dal titolo, cerco in rete e trovo questi riferimenti su IGN:
I cani abbaiano in dialetto, come i padroni
La prima (e unica, per la verità) cosa che mi ha colpito è il titolo dell’articolo, che secondo me è volutamente ambiguo (a essere benevoli). Per quanto si capisca che cosa vuol dire, a una lettura superficiale sembra che i padroni dei cani abbaino in dialetto, almeno stando al significato di come “nel modo di, alla maniera di”; quindi se vengono messe a confronto qualità possedute in egual misura (Serianni, V 59) , è come se ci fossero due frasi parallele:
i cani abbaiano in dialetto
i padroni abbaiano in dialetto
È evidente (o no?) che le persone non abbaiano, se non metaforicamente o per emettere dei suoni particolari. Forse come qui non paragona le azioni ma le modalità dell’azione:
i cani abbaiano in dialetto
i padroni parlano in dialetto
i cani abbaiano come i padroni parlano: in dialetto
Metafora? Ironia? Gioco di parole? Errore? Non so giudicare.
Per tornare all’articolo, esso descrive un studio britannico secondo cui il verso del cane pare legato alla regione in cui l’animale vive. IGN riprende la notizia dal Mirror, il quale però si limita a dire:
EXCLUSIVE: EXPERTS SAY DOGS GROWL WITH REGIONAL ACCENTS
DOGS have regional accents just like their owners, a study claims.
A questo punto mi viene il dubbio che avesse ragione un mio amico, che una ventina di anni fa sosteneva che il verso che ogni animale fa è il nome dell’animale nella lingua dell’animale stesso.
Secondo Torino Tracker, il blog di NBCOlympics.com, all'arrivo della delegazione italiana durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali:
A slightly Italianated version of Laura Branigan"s "Gloria" blended with shouts of "Ee-tahl-ya, Ee-tahl-ya" throughout the square.
Ovviamente a Poeta Selvaggio, blog torinese di Borgo San Paolo, non poteva sfuggire questa imprecisione. Diamo al guerriero di carta igienica Umberto Tozzi quanto gli è dovuto.
Nell’ambito del dibattito che spesso infuria nelle mailing list su albi e ordini professionali per traduttori, a fine gennaio c’è stata una proposta su Langit di Valeria Vernon relativa a quella che ha definito “Certificazione Langit”. Riporto parte del suo messaggio:
Pensavo a qualcosa di diverso: uno o più gruppi (che poi si decide come sceglierli, chi, come e per quanto tempo) di colleghi esperti ai quali inviare i propri lavori prima di passarli ai clienti (sì, ci sono alcuni problemi di tempo, però prima vediamo se l'idea di base può funzionare, dopo vediamo di risolverli).
La traduzione viene controllata per la qualità e viene rilasciato un certificato di qualità del contenuto da trasmettere al cliente.
Cosa significa? Se ad esempio ci sono errori di grammatica o altro, il gruppo certificatore te lo rimanda con i suggerimenti, il traduttore lo corregge e lo rimanda per la certificazione. Dopo un certo numero di certificazioni ottenute (sulla base delle cartelle o usando criteri che contemplino anche la difficoltà o altri parametri), il traduttore si qualifica come 'certificato' da questo gruppo e non è più obbligato ad inviare tutti i propri lavori ma solo una certa percentuale mentre per gli altri lavori non inviati, è autorizzato ad autocertificarli. Potrebbero esservi altri meccanismi di questo genere per mantenere sempre un controllo minimo e per garantire sempre la qualità.
Questo è il mio commento inviato su Langit, con qualche modifica:
Il problema della certificazione della qualità della traduzione si scontra con il concetto di qualità di una traduzione. Come si definisce una traduzione ben fatta? Una traduzione (tecnica) non deve essere né bella né brutta, deve andar bene per lo scopo a cui è destinata.
Se mi metto dal punto di vista dell'agenzia di traduzione, quale valore posso dare alla certificazione tra “pari”? Il mio personale punto di vista è: il valore di una riga di curriculum. Se sto cercando traduttori per un progetto di localizzazione, a cosa devo dare più peso, a un curriculum che riporta questa certificazione o a un curriculum che elenca esperienze specifiche nel settore? Beh, do a entrambi il peso che si meritano, perché nessuno dei due mi garantisce che il lavoro che assegnerò sarà fatto bene, anche se darò più peso alle esperienze pregresse.
Se invece la certificazione è una sorta di “visto si consegni” su lavori specifici, con i tempi che generalmente le agenzie impongono non credo che tale procedura sia materialmente possibile. Oltretutto se la traduzione contiene comunque errori, di chi è la responsabilità, del traduttore o del certificatore?
Molte agenzie prevedono già controlli qualità sia in entrata (le “prove di traduzione”) sia in itinere, e i modi per renderli asettici ci sono, anche se sono migliorabili, come per esempio il QA model della LISA per la localizzazione, dove si cerca di valutare la traduzione in quanto prodotto.
Invece trovo un’ottima idea il tutoring tra pari. A volte le agenzie si accollano il compito della formazione, a volte non possono. Tuttavia non mi sono chiare le modalità, e condivido i dubbi sollevati da Francesca Marchei (Chi sono gli esperti che si occuperanno della certificazione/tutoring? Come verranno scelti? Quanto tempo dovrebbero dedicare? Quali sarebbero i costi? Come uniformare i criteri di valutazione?). Ho l'impressione che solo un’associazione di categoria (o un istituto di formazione a livello universitario) possa organizzare una cosa del genere.
Sui portici di via Po ridipinti di fresco leggo questa frase:
Turin gold medal of repression
Le cose interessanti sono 2: 1) grazie all’internazionalizzazione di Torino in vista delle Olimpiadi invernali, anche le scritte sui muri si internazionalizzano e vengono fatte in inglese; 2) l’inglese è corretto?
Di per sé il messaggio è comprensibile, ma grammaticalmente qualcosa non quadra. Accettiamo pure la metonimia “gold medal”, ma “gold medal of” è la traduzione corretta di “medaglia d’oro di”?
Cercando su Google News in inglese trovo le seguenti costruzioni:
gold medal in (per indicare specialità o città di svolgimento)
This led to Canada's first gold medal in cross-country skiing
…her third consecutive gold medal in Olympic figure skating
Canada beat the USA 5-2 to win the 2002 Olympic gold medal in Salt Lake City.
gold medal at (per indicare la competizione o i campionati)
Nothstein won a gold medal at the 2000 Olympics and a silver medal in 1996
…which earned her a gold medal at the 2004 Olympics
Bill Johnson won the downhill gold medal at the Sarajevo Olympics in 1984
gold medal for (per indicare il motivo o la squadra; anche figurato)
Cuba won the gold medal for baseball in the Olympic Games in 1992, 1996 and 2004, but lost in the final to the United States in 2000
She won the 50m breaststroke gold medal for England at the 2002 Commonwealth Games
…has won numerous industry awards including the prestigious Vinitech Gold Medal for Innovation in Wine Packaging
gold medal of (per indicare il periodo; o l’ente o associazione)
…winning her third World Cup gold medal of the season, and her career,
the Gold Medal of the American Institute of Architects.
Se repression è metaforicamente una disciplina sportiva dovremmo dire gold medal in repression, se invece vogliamo indicare il motivo dovremmo dire gold metal for repression.
A pochi giorni dall'inizio dei Giochi Olimpici Invernali, negli Stati Uniti è nato un curioso dibattito linguistico sul nome della città che li ospiterà. La NBC, la rete televisiva che ha l'esclusiva per gli USA, ha deciso di utilizzare "Torino", e non "Turin", nelle proprie trasmissioni. Il principale motivo di questa scelta è mantenere la coerenza con il logo ufficiale delle olimpiadi, "Torino 2006". Ma c'è anche un'altra ragione, di natura più istintiva e personale: pare che Dick Ebersol, presidente dell'emittente, durante un viaggio in città sia rimasto talmente colpito dalla splendida pronuncia di "Torino" in italiano che abbia optato per questa versione:
“Dick was hearing the way the locals were saying Torino, and how it’s so magnificently Italian how it rolls off the tongue,” said Mike McCarley, vice president of communications and marketing for NBC Sports.
Nella lingua inglese però si segue in genere un'altra regola: utilizzare l'eventuale versione anglicizzata dei nomi di città. Se Firenze è Florence e Roma è Rome, Torino dovrebbe essere Turin. Alcuni giornalisti delle altre televisioni e della carta stampata, tra cui Mike Downey del Chicago Tribune, hanno ironicamente criticato l'uso di "Torino". Il loro dubbio è se usare comunque "Turin", anche se il pubblico potrebbe essere confuso dalla doppia dicitura, come sostiene Ron Fritz di The News Journal di Wilmington:
“I believe readers are seeing it on television with the NBC logo, it says 'Torino,’ the Olympic Games, […] And then they see it in the paper, 'Turin,’ and they’re thinking we got it wrong.”
Diverse testate, tra cui Associated Press, New York Times e Sports Illustrated, hanno infine adottato questo criterio di massima: usare "Torino" per i riferimenti più ufficiali (al logo e al comitato olimpico) e "Turin" negli altri contesti.
Una soluzione alternativa che potrebbe mettere tutti d'accordo è stata trovata nel sito della stessa NBC, che nel link a inizio pagina conia l'ibrido "Turino".