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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia

lunedì, 31 ottobre 2005
Bite the syndication that feeds your site

Più o meno so che cos’è l'RSS, ma come si scioglie la sigla? Si tratta di un metodo per aggregare o riassumere le ultime notizie di un sito o gli ultimi post di un blog che possono essere letti grazie ad aggregatori. I titoli o i riassunti delle notizie sono collegati tramite link al sito di origine. I siti che sono predisposti per il servizio riportano un piccola immagine su sfondo arancione, come nella colonna di sinistra di questo blog.

Fin qui mi è chiaro, meno chiaro è lo scioglimento della sigla. In giro per la Rete ho trovato:

Really Simple Syndication

Real Simple Syndication

RDF Site Summary

Rich Site Summary

Secondo RSS World il primo significato è RDF Site Summary, nel 1999 diventò Rich Site Summary ma con l’ultimo formato, l’RSS 2.0, si deve parlare di Really Simple Syndication, e questa storia è sostanzialemente confermata da Wikipedia. Answers, WebReference, e il portale del governo statunitense sono meno dettagliati storicamente ma comunque elencano tutti gli scioglimenti. Foldoc si limita a Rich Site Summary. Il dizionario più aggiornato a mia disposizione, il Ragazzini 2006, non riporta la sigla.

Da un punto di vista linguistico il fenomeno è interessante: la sigla indica essenzialmente sempre la stessa cosa (o meglio la stessa funzione), ma si scioglie diversamente a seconda del periodo di riferimento, della tecnologia e della modalità di implementazione.

Postato da: nicpoeta, 31/10/2005 20:40 | link | commenti (3)
dizionari visionari

giovedì, 27 ottobre 2005
Finte parole in dizionari veri

Una volta tanto i bloggers sono arrivati in ritardo, non solo di un paio di mesi, ma almeno di un paio di secoli (e io sono in ritardo sul ritardo). La notizia, apparsa sul New Yorker ad agosto e ripresa da Boing Boing e Books Blog, è: seguendo una tradizione consolidata, enciclopedie e dizionari inseriscono lemmi inesistenti per tutelare il copyright, così se anche un’altra enciclopedia o dizionario li inserisce è chiaro che li ha copiati. Perciò

when word leaked out that the recently published second edition of the New Oxford American Dictionary contains a made-up word that starts with the letter “e,” an independent investigator set himself the task of sifting through NOAD’s thirty-one hundred and twenty-eight “e” entries in search of the phony.

Mica solo in America. Per anni una parola inesistente inventata dai lessicografi di un importante dizionario si diffuse a macchia d’olio in molti altri. Non vi dirò qual è, ovviamente.

Per non parlare del fatto che i dizionari sono pieni di riferimenti a persone esistenti e se si ha la pazienza di leggerli dall’inizio alla fine si scoprono veri e propri romanzi in cui i personaggi si fanno dichiarazioni d’amore, si sposano, comprano casa…

Postato da: nicpoeta, 27/10/2005 20:47 | link | commenti (1)
dizionari visionari

martedì, 25 ottobre 2005
Problemi di localizzazione dal gattese

Meowlingual, lo strumento per tradurre il miagolio dei gatti è ormai una realtà da tempo (per info qui, e qui per il comunicato stampa in pdf); se ne è perfino occupata la BBC, e in rete se ne è ampiamente discusso anche in Italia. Mi chiedo se lo strumento sia stato localizzato nelle varie lingue, e non mi riferisco alle frasi che appaiono sul display. Credo infatti che il database di miagolii si riferisca a gatti giapponesi i quali ovviamente miagolano in giapponese. Mi pare scontato che un gatto giapponese e un gatto italiano non si capiscano. Basti pensare che i gatti italiani fanno miao, quelli britannici miaow, quelli americani meow, i francesi miaou e tedeschi miau, senza contare l’intonazione, perché ovviamente il gattese è un linguaggio a toni (forse anche agglutinante). Dato l’apparato fonatorio dei gatti e quello uditivo degli uomini, che sono universali, le diverse grafie devono per forza rappresentare pronunce e lingue diverse (i galli inglesi che fanno cock-a-doodle-doo sono un esempio lampante). Credo che i CAT e i localization tools utilizzati per la localizzazione dal gattese dovranno includere le varianti locali: MW-IT>IT, MW-FR>FR ecc.

Per quanto riguarda i dizionari, non ha senso parlare di dizionari gattese-italiano, perché il gattese è il linguaggio e non la lingua dei gatti, per cui è più corretto dire gattiliano>italiano, Catenglish>English ecc.

Postato da: nicpoeta, 25/10/2005 20:31 | link | commenti
dizionari visionari, intraduzioni

sabato, 22 ottobre 2005
16 modi per aumentare la visibilità del proprio blog

Le statistiche degli accessi al vostro blog languono? Scrivete tutti i giorni informazioni utili, impressioni personali e commentate le notizie che ritenete più interessanti ma i commenti sono sparuti? Ecco allora un utile articolo per fare del vostro blog una piazza affollata (via Maestrini per caso).

Se invece volete guadagnare col vostro blog leggete qui (fatemi sapere se funziona).

Postato da: nicpoeta, 22/10/2005 17:23 | link | commenti
riletture

giovedì, 20 ottobre 2005
Dalla Cina con competenza

Segnalo un utile articolo sull'open source nel settore della localizzazione su Better Localization (via Localization 411). In generale questo blog è molto interessante, con post informati e comprensibili. Contiene anche un link a LocalizationWords, un motore di ricerca sulla localizzazione.

Postato da: poetaselvaggio, 20/10/2005 20:35 | link | commenti
intraduzioni

lunedì, 17 ottobre 2005
Il decalogo del bravo project manager

Sull’ATA Chronicle di settembre c’è un interessante articolo di David Santori, senior project manager di Iverson Language Associates, Inc., su come il project manager di un’agenzia di traduzione debba organizzarsi per seguire al meglio tutti i progetti (Organization: A Last Mile Solution!, disponibile in pdf qui).

L’inizio è scoppiettante:

Tuesday morning… six projects to start, four others to quote, various phone messages to check, 57 e-mails to read, countless translator questions, and an apple to eat still sitting on your desk. Welcome to the life of a project manager!

Dice Santori che i project manager sono la figura chiave dell’industria della traduzione, addirittura “They live and breathe to make their translation projects bloom with a bit of magic”; essi devono conoscere lo stato dei progetti, essere pronti a dare le informazioni necessarie tempestivamente disimpegnandosi con professionalità e intuito nella marea di cose da fare. L’organizzazione prima di tutto, ma non esiste una pozione magica, ci vuole autodisciplina, logica e volontà di fare le cose. Ecco allora che Santori espone alcune norme per diventare un bravo e organizzato project manager:

- la scrivania: tutto deve essere in ordine e organizzato, la scrivania non deve essere piena di fogli e cartacce; i cassetti devono essere vuoti e pronti all’uso; meglio creare cartelline divise per cliente e traduttore con informazioni sui progetti e ordinare cronologicamente le riviste di traduzione;

- la posta elettronica: ordinata e pulita come la scrivania; bisogna cancellare i messaggi che non servono più, creare cartelle per progetti in corso e tenere i messaggi rilevanti al momento nella posta in arrivo;

- utilizzare un sistema per monitorare lo stato dei progetti: una lavagna è il sistema più economico ed efficiente, si cancella facilmente, si possono usare colori diversi, tutte le informazioni sono immediatamente visibili;

- imparare a gestire il proprio tempo: quando si è sommersi dal lavoro meglio affrontare i lavori piccoli e urgenti per primi;

- ecc.

Consigli utili, ma cosa c’entrano con la specificità del ruolo del project manager? Questi stessi consigli si potrebbero dare a un impiegato del catasto o di una banca, a un insegnante, a un meccanico di un’officina. È vero che si parla di doti che sono il presupposto del lavoro del project manager, ma forse si parte da un po’ troppo lontano. Per quanto mi riguarda:

- scrivania: più ho spazio a disposizione e più lo occupo con fogli, CD, riviste, pezzi di carta di ogni genere, in ossequio alla legge di Murphy che nell’Estensione di Einstein alla legge di Parkinson recita: Ogni lavoro si espande fino ad occupare tutto lo spazio disponibile. Lasciamo perdere le cartelline, non ne faccio più dai tempi del militare, quando uno dei miei marescialli mi chiedeva di fare cartelline per ogni cosa, con dubbia applicazione del principio di catalogazione e categorizzazione. Cassetti: meglio non guardarci dentro.

- Posta elettronica: non butto mai niente; certo la suddivido, ma se ho un’informazione utile la archivio e se mi serve dopo un anno me la faccio trovare da Google Desktop.

- Non possiedo una lavagna (però dovrei comprarla per casa per segnare la spesa), ma mi pare che Access + Excel vadano più che bene. (Lasciamo perdere MS Project e i vari gestionali).

- Gestione del tempo: mi affido a una mia versione della Matrice di Eisenhower, secondo la quale le cose possono essere o non essere importanti e urgenti:

1 – cose importanti e urgenti: le faccio subito

2 – cose importanti e non urgenti: le faccio poi

3 – cose non importanti e urgenti: le delego

4 – cose non importanti e non urgenti: (forse) non le faccio.

Postato da: nicpoeta, 17/10/2005 20:36 | link | commenti
riletture, intraduzioni

venerdì, 14 ottobre 2005
Desperate lexicographers

Lessicografi frustrati hanno chiesto al pubblico di aiutarli a rintracciare la prima attestazione d'uso di alcune parole ed espressioni inglesi, riporta The Scotsman dell'8 ottobre (via l'interessante Language News). I redattori dell'Oxford English Dictionary stanno cercando di stabilire la storia di 50 parole come boffin, codswallop e mullet e, avvalendosi della collaborazione della BBC (per informazioni qui e qui), sono alla ricerca di informazioni da lettori e appassionati su parole comuni, così comuni che nessuno sa quando sono comparse per la prima volta nel lessico inglese. Possibile che non ci fossero nerds prima del 1951?

Postato da: nicpoeta, 14/10/2005 21:29 | link | commenti
dizionari visionari

martedì, 11 ottobre 2005
Regole del Giuoco del Calcio e della Grammatica

Prendo la palla al balzo e riporto quanto segnalato su Language Log ieri. Il regolamento della FIFA (qui in pdf) in inglese riporta la seguente regola:

LAW 12 – FOULS AND MISCONDUCT

Decision 4

A tackle, which endangers the safety of an opponent, must be sanctioned as serious foul play.

Come evidenziato sul blog, le virgole dopo tackle e opponent trasformano la relativa seguente in una non restrittiva, per cui il senso è che tutti i tackle devono essere sanzionati come falli gravi. Non mi dilungo sulla possibilità che si tratti di “which-hunting” (per cui rimando al citato blog), ma mi interessa la sostanza, la corrispondenza della regola grammaticale alla regola dell’arte pedatoria. Gli amanti del gioco maschio sanno che non tutti i tackle sono falli (gravi), e che se questa norma fosse applicata gente come il milanista Gattuso (lasciamo stare l’interista Materazzi) non avrebbe diritto di cittadinanza sul rettangolo verde. Per fortuna il testo francese e spagnolo chiariscono il vero senso della frase:

Una entrada que ponga en peligro la integridad física de un adversario deberá ser sancionada como juego brusco grave.
Un tacle qui met en danger l’intégrité physique d’un adversaire doit être sanctionné comme faute grossière.

Mi dispiace che non venga citato l’italiano, forse non sanno dei tre titoli mondiali? Forse la nostra federazione ha perso potere internazionale? Forse la nostra grammatica non è affidabile? Allora ci penso io. Regole del Giuoco del Calcio:

Decisione n°4

Un “tackle” che metta in pericolo l’integrità fisica di un avversario dovrà essere punito come fallo violento di giuoco. (Modifica del 2005)

Senza virgola, quindi la relativa è restrittiva e il fallo violento è solo un tackle che metta in pericolo l’integrità fisica dell’avversario. Si notino le virgolette di tackle, parola sentita quasi come estranea nel regolamento, eppure ampiamente entrata nel lessico italiano (nel 1953, dice il De Mauro), e il congiuntivo, che come dice Serianni (XIV, 251) “attribuisce alla frase una coloritura eventuale”.

Postato da: nicpoeta, 11/10/2005 21:13 | link | commenti (3)
intraduzioni

domenica, 09 ottobre 2005
Anche il British Museum può sbagliare (per fortuna)

È il 1867 e il British Museum riceve una lettera per un posto che che si è reso disponibile:

I have to state that Philology, both Comparative and special, has been my favourite pursuit during the whole of my life, and that I possess a general acquaintance with the languages & literature of the Aryan and Syro-Arabic classes – not indeed to say that I am familiar with all or nearly all of these, but that I possess that general lexical and structural knowledge which makes the intimate knowledge only a matter of a little application. With several I have a more intimate acquaintance as with the Romance tongues, Italian, French, Catalan, Spanish, Latin & in a less degree Portuguese, Vaudois, Provençal and various dialects. In the Teutonic branch, I am tolerably familiar with Dutch (having at my place of business correspondence to read in Dutch, German, French & occasionally other languages), Flemish, German, Danish. In Anglo-Saxon and Moeso-Gothic my studies have been much closer, I having prepared some works for publication upon these languages. I know a little of the Celtic, and am at present engaged with the Sclavonic, having obtained a useful knowledge of the Russian. In the Persian, Achaemenian Cuneiform, & Sanscrit branches, I know for the purposes of Comparative Philology. I have sufficient knowledge of Hebrew and Syriac to read at sight the Old Testament and Peshito; to a less degree I know Aramaic Arabic, Coptic and Phoenician...

Il British Museum scartò questo "curriculum" forse non ritenendolo adatto o vero. Qualche anno dopo e dopo varie vicissitudini (per esempio un lavoro in banca) il suo autore, James Murray, diventò l'editor del The New Oxford English Dictionary on Historical Principles, in seguito noto come OED. L'inizio non fu semplice, l'Oxford University Press criticò la prova di Murray (le voci arrow, carouse, castle and persuade), e ci volle ben un anno per trovare l'accordo sui termini del contratto, evidentemente già allora gli editori tendevano a pagare i collaboratori il meno possibile. Chi vuole saperne di più può leggere l'affascinante The Professor and the Madman da cui è tratta la citazione.

Non mi è raro leggere curriculum di traduttori che citano molteplici combinazioni linguistiche (da tedesco, inglese, spagnolo, portoghese in italiano) e che sono specializzati nei settori IT, marketing, legale, medico, tecnico ecc. contraddicendo il senso di "specializzazione". Tendo sempre a essere scettico verso troppe combinazioni in troppi settori. Magari mi sbaglio come i responsabili del British Museum.

Postato da: nicpoeta, 09/10/2005 12:30 | link | commenti
riletture, dizionari visionari

giovedì, 06 ottobre 2005
Tira più un neologismo…

Con l’inizio dell’anno scolastico ha luogo il consueto lancio delle nuove edizioni dei dizionari e la rituale sarabanda di neologismi con tanto di forum: si veda Repubblica (qui e qui), Panorama, Guidasicilia, e in qualche modo anche il Corriere.

Inutile fare gli schizzinosi, il neologismo tira, crea clamore, suscita dibattito, impone prese di posizione. Il neologismo ci dà la possibilità di elevarci a giudici di primo grado della lingua e giudicare le parole che ci piacciono e quelle che non sono degne di far parte del lessico. I neologismi fanno parlare dei dizionari, di cui non si sa praticamente nulla tranne che contengono quella manciata di nuovissime parole. Consapevoli di questo gli editori elencano sulle confezioni delle loro opere i termini e le locuzioni che fanno più presa. E così la prossima volta che entrerò in una libreria aprirò ansioso le scatole multicolori alla ricerca di neocon e correntone per poi passare, come sono solito, alle parolacce.

Sidney Landau diceva in The Art and Craft of Lexicography (se ricordo bene) che un termine dovrebbe essere in uso (cioè essere attestato) da almeno cinque anni prima di entrare in un dizionario. Chissà che sarà fra qualche tempo di girotondini e se correntone resisterà dopo il prossimo congresso dei DS.

So you want to be a lexicographer? Allora guarda qui.

Postato da: nicpoeta, 06/10/2005 20:33 | link | commenti
dizionari visionari