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La foto del Golden Gate Bridge è di Francesco Meschia
Settimana dedicata alla comunicazione aziendale.
C'è questo discorso di un dirigente, fa una citazione sbagliata, e su questa citazione costruisce una serie di metafore per descrivere la strategia per uscire dalla crisi. Faccio presente questa cosa, ma ovviamente mica possiamo correggere la citazione. Evabbé, rimarrà sbagliata anche in traduzione.
Poi però mi trovo io a scrivere delle cose, ho dello spazio vuoto da riempire con un paio di righe e mi sorprendo a scrivere frasi prive di contenuto e completamente fumose, e il fumo si leva da "declinato", "strategico" ecc. Ecco, "declinare" è una parola che piace, quasi come l'espressone "fare sistema", che purtroppo non sono riuscito ad infilare nel mio elaborato (sarebbe stato obiettivamente troppo). Ma mentre guardo soddisfatto la mia produzione di sparluccicanti luoghi comuni e mi sento il re della fuffa, mi imbatto in un paragrafo inarrivabile:
HOGAN A CACCIA E PESCA - I codici stilistici della caccia e della pesca vengono ridisegnati in chiave urbana, e persino sexy, nella nuova collezione Hogan (Tod's) dove il tradizionale anorak si rinnova in un materiale tecnico spalmato con coulisse in vita e grazie alla fodera laminata, il collo a vulcano e le cerniere diagonali sui polsini. Anche l'iconica calzatura Hogan sperimenta nuove proporzioni con il plateau dal volume pieno.
Se mai andrò a pesca dovrò fare attenzione al codice stilistico, non vorrei che fosse troppo in chiave urbana e, Dio me ne scampi, sexy.
Prima abbiamo ricordato il '67 con i 40 anni di Sgt. Pepper (e Hendrix e i Velvet Underground?), poi il '68 (beh, il '68 è il '68), ma che ci possiamo inventare per il '69? Il numero di XL di questo mese ha uno speciale 1969/2009, con uno sguardo particolare ai Rolling Stones:
Sympathy for the devil?
Oggi sono rassicuranti icone del rock ma, nel 1969, erano una minaccia: satanismo, droga, violenza, orge. E ora un nuovo libro, Sway, torna a raccontare il lato oscuro della "love generation".
Lo speciale è interessante, la storia di Brian Jones, il concerto di Hyde Park, Manson ecc., e ovviamente il satanismo che ha avvolto i gruppi rock dell'epoca:
...[quarant'anni dopo] fa un certo effetto vedere le prime file di quello show con la meglio gioventù americana... ballare sulle note di un inno al consumo di eroina come Brown Sugar. O la celebrazione del demonio, Sympathy for the Devil. Dietro quella che oggi è una facciata unanime di consenso ci sono storie maledette: non solo nel caso degli Stones, ma anche di altri artisti come Led Zeppelin, Beatles, Doors, Jimi Hendrix. (pag 50)
Fuori contesto storico, sociale e musicale non ha molto senso fare l'esegesi del pensiero di Jagger e compagni a distanza di quarant'anni (chi vuole può leggere qui e qui), né è il caso di scomodare Bulgakov, ma non pare che nella canzone di Beggars Banquet (che tra l'altro è del '68, anche se verso la fine), ci sia particolare simpatia per il diavolo. Al limite compassione, comprensione, toh quasi solidarietà. Per un povero diavolo. Perché il vero diavolo è un altro.
Non si può sempre avere ciò che si vuole, soprattutto nelle traduzioni.
La zia era assatanata. Viveva, a dir poco, effervescentemente. Le andavano bene tutti, anche certi tipi sifiliticissimi che raccattava sotto i ponti. Il suo psicoanalista la mandò da un ormonologo che, visti i risultati delle analisi, borbottò: cuccuccurucù.
Così si apre La zia era assatanata. Primi giochi di parole per poeti e folle solitarie, BUR, libro di Giampaolo Dossena per me imprescindibile. Il raccontino è puntellato da cinque parole abbastanza lunghe che contengono un'unica vocale.
Dossena, enigmista, filologo, scrittore e appassionato di letteratura, è morto il 5 febbraio. La zia era assatanata, noi ora siamo intristitissimi.
Steven Pinker sulla correzione del giudice Roberts durante il giuramento di Barack Obama.
Una crisi peggiore del '29. La crisi peggiore dal 1929. È la crisi peggiore dal 1930. La crisi peggiore dal dopoguerra. La crisi peggiore degli ultimi 50 anni. La crisi peggiore da un secolo. La crisi peggiore di sempre. Si parla tanto di crisi, ma in giro si vedono sempre più SUV, i ristoranti sempre strapieni, gli ipermercati stracolmi. Il settore del lusso mondiale tiene nonostante la crisi. Il lusso non conosce crisi. Il lusso non è immune dalla crisi. Anche il lusso scopre la crisi. La crisi colpisce anche i ricchi. Vacanze, la crisi non ferma le richieste. Nonostante la crisi, gli italiani non rinunciano ai viaggi. Le vacanze di Natale non risentono della crisi. Vacanze, la crisi rilancia il last minute. La crisi non risparmia il Natale, il 40% degli italiani rimarrà a casa. La crisi colpisce anche le piastrelle di ceramica. La crisi colpisce anche gli amanti del buon bere. La crisi colpisce i tappi da vino. La crisi colpisce anche l’editoria. Crisi, consumi in calo nei piccoli negozi. Crisi, consumi in calo del 10 per cento. Crisi, consumi in calo tre anni di seguito. La crisi finanziaria minaccia l'economia reale. La crisi comincia a colpire l'economia reale. Crisi, il 35% delle famiglie non arriva a fine mese. Sei milioni di famiglie non arrivano alla terza settimana. Aumentano le famiglie che non arrivano alla terza e seconda settimana. La crisi del ceto medio. Il varo delle misure anti-crisi. Sì al pacchetto anti-crisi. La ricetta anti-crisi. La crisi come opportunità. Crisi? Quale crisi?
Circa un anno fa l'oroscopo di Internazionale per l'Acquario diceva:
Pochi sanno che nel quindicesimo secolo Budda fu santificato dalla chiesa cattolica. Ufficialmente fu chiamato san Josaphat, nome derivato dalla parola bodhisattva: in sanscrito indica una persona che ha deciso di raggiungere l’illuminazione e mostra grande compassione verso gli altri esseri viventi. In pratica, tutti i dettagli della vita diJosaphat (come viene raccontata dalla chiesa) corrispondono alla leggenda del Budda. Prevedo che nelle prossime settimane succederà qualcosa di simile nella tua vita, Acquario. Riceverai un riconoscimento che sembrerà piuttosto fortuito o che giungerà da una fonte inaspettata. Come il Budda, meriterai ampiamente questo onore, anche se all’inizio ti sembrerà incomprensibile.
Se volessimo farne una proiezione sul 2008 e metaforica, direi che ci ha azzeccato.
Qualche giorno fa i giornali hanno dato il "dovuto" spazio ai miliardi di sms che in questo periodo ci si manda per farsi gli auguri. Io non mando auguri via sms e forse per questo ieri sera ho ricevuto questo messaggio:
Auguroni dai tuo alunni da parte di pinco davide e pallo roberto ke sia un anno felice e sereno...
Io non ho alunni e se li avessi non si firmerebbero prima col cognome e poi col nome né avrebbero il mio numero di cellulare. Eppoi quei tre puntini finali che cosa sottintendono? Certo che ricevere come primo augurio un messaggio rivolto a qualcun altro...
È capitato a tutti: leggere un libro diventa un'esperienza talmente alta, che va al di là della lettura stessa, che accompagna una fase della propria vita, che finito di leggere il libro si ha paura ad affrontare la lettura di un altro libro perché sicuramente sarà inferiore. E dunque ci si blocca, non si sa cosa leggere.
Successe con il Don Chisciotte, I fratelli Karamàzov, l'Orlando furioso (lettura centellinata nel corso di un anno) e ultimamente con Il conte di Montecristo. Che altro si può leggere dopo il Don Chisciotte? È l'inizio e la fine della lett(erat)ura. Quali storie potranno coinvolgerci più delle vicende di Edmond Dantès?
Selvaggio ha finito da pochi giorni il Montecristo, e mi chiede: che mi dici di Zen and the Art of Motorcycle Maintenance? Beh, un gran libro dico, ma da leggere e rileggere quando si hanno vent'anni... così decide di non leggerlo più e cerca di superare il blocco del lettore ripassando l'Amleto nell'edizione Arden.
Quali libri vi hanno provocato il blocco del lettore? Quali libri consigliereste a Selvaggio che si appresta un'attesa?
Qualcuno si è indignato, quando i giornali hanno riportato la notizia che nell'ultima edizione dell'Oxford Junior Dictionary dal lemmario sono state tolte diverse parole
associated with Christianity, the monarchy and British history
per usare le parole del Telegraph. Quindi se ci fermiamo ai titoli dei giornali, sembrerebbe che quegli stalinisti della Oxford University Press, in un attacco laicista e anti-religioso e ovviamente anti-monarchico abbiano fatto pulizia di termini relativi a Dio Patria e Famiglia. Via aisle, bishop, chapel, empire e monarch, dentro blog, broadband e celebrity, per non parlare delle parole relative alla campagna, abbondantemente potate.
Le proteste non si sono fatte attendere. Chi si si è detto sconvolto paventando effetti disastrosi sull'istruzione primaria, chi addolorato dalla scomparsa di saint, buttercup, heather, dandelion e sycamore.
I lessicografi oxoniensi si sono difesi sostenendo che le aggiunte e le espunzioni vengono fatte sulla base della frequenza in un corpus di
50 million words made up of general language, words from children's books and terms related to the school curriculum
Il limite di 10.000 parole impone scelte, a volte coraggiose.
Se è vero che siamo un po' tutti lessicografi (il che è più vero di quanto si possa pensare), per cui vorremmo dire sempre la nostra opinione sui lemmari (e si badi bene, lemmari, non struttura delle voci, fruibilità del dizionario, accessibilità delle informazioni, che a nessun giornale interessano), è altrettanto vero che dietro la costruzione di un dizionario ci sono scelte scientifiche, organizzative ed editoriali (leggasi di costi). Non mi stupiscono le reazioni scandalizzate. Il Dizionario è anche nostro, per cui reagiamo con sdegno quando un dizionario fa scelte che non condividiamo.
In teoria un dizionario dovrebbe essere lo specchio della lingua che restituisce un'immagine se non proprio fedele almeno non distorta. Se ci limitiamo alle domande: di cosa parlano, cosa leggono, in quale contesto vivono i bambini di oggi, è pacifico che parole "nuove" come tolerant, vandalism, negotiate, interdependent, citizenship, EU, bilingual, committee, democratic, allergic, biodegradable, dyslexic, endangered ecc. debbano far parte del loro patrimonio lessicale. Ma un dizionario per bambini deve solo descrivere o deve anche prescrivere? Non dovrebbe anche riportare quei termini che fanno parte dell'eredità culturale di un paese, della sue tradizioni? Compulsare corpora allo scopo di individuare il lemmario fondamentale, di alta dispononibilità o comune dovrebbe essere il principale metodo di lavoro per avere un dizionario oggettivo. Ma dati problemi quali limitazione dei corpora (per quanto grandi siano non saranno mai esaustivi), loro struttura (cosa mettere dentro per farli diventare rappresentativi), la parola finale spetta sempre al lessicografo. Chi non è d'accordo può sempre usare il dizionario dei suoi genitori.
Questa settimana è uscito in edicola con il Sole 24 Ore "Badandum 2009", un libro agenda per famiglie e badanti. Di uso del latino in contesti giornalistici e simili si era parlato qui, e Fabio Montermini ne aveva discusso qui. Il giornale di Confindustria non si limita ad aggiungere una desinenza latina (suggerisce un memorandum per badanti?) ma inventa una parola di sana pianta, visto che badare in latino si dice in vari modi a seconda del contesto ("ad aliquid animum attendo", "in aliquid incumbo", "aliquid curo" ecc.), ma non certo "badare". L'italiano "badare" deriva dal latino medievale batāre, "stare a bocca aperta", da cui deriverebbe anche l'inglese bay, "campata", "recesso" e "bay window", "bovindo".
C'è un autorevolissimo precedente (e di ben maggior momento). Quando i soldati alleati sbarcarono in Normandia, avevano con sé un volume di informazioni che dovevano accompagnarli nell'impresa, il cui titolo era Invade Mecum. Coordinò il lavoro di intelligence che portò al libro e, naturalmente, inventò il titolo il filosofo inglese John Langshaw Austin.
La signora che deve fare la revisione della certificazione di qualità ci guarda come una madre guarda dei figli volenterosi, ma un po' pasticcioni e discoli. Bravi ragazzi, sta pensando, mi racconteranno la storiella che si sono preparati, ma le non conformità fioccheranno come nespole, che ne sanno questi ragazzotti (in realtà alcuni si avvicinano a essere "splendidi quarantenni") di qualità, procedure, azioni correttive?
La mia convocazione è dovuta a una sorta di audit che ho fatto nelle settimane passate. Ma se io ne so poco di qualità come l'intende lei, lei sa poco di traduzione come l'intendo io, per cui la mia strategia è parlare di cose che lei non sa. E così faccio, e funziona, perché mi dice di saltare dei punti, di accelerare la mia esposizione quando vado sul tecnico, ma a un certo punto mi dico: caliamo l'asso e diciamole quello che vuole sentirsi dire.
Quando iniziano il mestiere, molti traduttori sono convinti che la traduzione sia un'opera dell'ingegno, in cui con le loro conoscenze e capacità, accompagnati da dizionari e (si spera) grammatiche, mettono le loro creatività e passione. Ma la traduzione tecnica non è opera dell'ingegno - per quanto il cervello sia il primo strumento di lavoro - è invece un prodotto/servizio che deve rispondere a determinati criteri di correttezza, proprietà ecc. Non c'è spazio per atteggiamenti romantici, il traduttore e il revisore devono seguire una serie di fasi che permettano la misurazione e la valutazione del loro lavoro, di tracciare le non conformità e stabilire azioni correttive. Si devono attenere a liste di controllo...
Scriva, questo lo scriva, dice la signora al mio collega responsabile della qualità, queste cose che dice il suo collega sono importanti... va bene, grazie, può andare, mi dice, ma io proseguo, anche se non ricordo benissimo quello che ho detto in seguito:
L'ingegno non è misurabile e non ci sono metriche per stabilire che una traduzione è perfetta. L'ignoranza è misurabile... perché il vuoto, la mancanza, l'errore sono una negatività ed essendo misurabili si possono intraprendere azioni migliorative. L'ingegno non si può correggere, per cui è una non conformità permanente... ecco teniamo fuori l'ingegno dalla traduzione tecnica altrimenti non potremo mai certificare il nostro lavoro... Ora però c'è un'altra grossa non conformità che incombe sul nostro modello di business. Possiamo avere dizionari e glossari completissimi, memorie di traduzione perfette, guide di stile che prevedano tutte le casistiche, ma è come mettere un taglia S a chi porta la XXL: forse non ci entra, e se ci entra resiste qualche secondo prima di distruggere tutto. Noi possiamo catalogare, semplificare, omologare, ma il linguaggio è il proto-tìpo della non misurabilità e sfugge alle metriche che vorremmo imporgli... forse dovremmo cambiare le premesse di questo lavoro...
...
Le ha prese le pillole?
No...
Sia collaborativo, è più facile per tutti.
Se mi togliete questa camicia di forza collaborare mi sarebbe più facile.
Non si ricorda in che stato l'hanno portata qui, vero?
Ricordo vagamente che stavo parlando di qualità e ingegno e lingua...
Forse ha un po' esagerato.
Ora ricordo meglio, mi hanno portato via quando ho cominciato a basare il mio discorso su un paradosso.
Il paradosso è una non conformità, e in quanto tale richiede un'azione correttiva.